Archivio di 7/2006

Osservatorio Comunale sull’infanzia

Sunday, 30/7/2006

                        Osservatorio Comunale sull’infanzia

Si tratta di un centro di riferimento sulle problematiche dell’infanzia a Roma. Realizzato dal Comune di Roma in collaborazione con l’Unicef-Italia, avrà il compito di analizzare la situazione attuale del mondo dei bambini, di capirne
i bisogni, di individuare le risorse già esistenti tramite banche dati pubbliche e private. 
L’Osservatorio nasce nell’ambito delle iniziative previste dalla legge 285 del 1997 che ha come strumento fondamentale lo sviluppo di un sistema informativo geografico.

Giacomino n.8 del 15 aprile 1999

La “Scuola della Gioia” a Sarajevo

Sunday, 30/7/2006

La “Scuola della Gioia” a Sarajevo
L’associazione culturale per l’ecologia e la solidarietà “L’isola di Peter Pan” sta promuovendo ed organizzando - in collaborazione con l’associazione “Sprofondo” di Sarajevo - un progetto di sostegno ai bambini del Kosovo. Si chiamerà “Scuola della Gioia” e sarà una grande ludoteca che accoglierà circa mille bambini. Per relizzare questo progetto occorrono sedie, tavoli, tessuti, colori, posate di plastica, carta, vestiti. Si tratta di un’iniziativa di facile attuazione che si basa sul lavoro creativo e di gioco che i volontari offriranno ai bambini. Il tutto si svolgerà in un ex convento francescano, restaurato in parte dall’associazione “Sprofondo”.
Nel giardino verranno collocati tendoni, un campo di calcio, e all’interno dell’edificio verranno attrezzate alcune sale per laboratori creativi. Chi vuole partecipare come volontario e partire per Sarajevo, può contattare l’associazione “Isola di Peter Pan” al numero telefonico 06 4457519 oppure 0347 8773731, oppure scrivendo  all’indirizzo internet peterpan@peter_pan.org.

GLI ITALIANI NON SANNO NUOTARE

Sunday, 30/7/2006

GLI ITALIANI NON SANNO NUOTARERiescono a restare a galla, è vero, ma non sanno nuotare. E’ così per il 33% degli italiani che - secondo un’idagine della SWG commissionata dalla Confesercenti - non prendono confidenza con l’acqua perchè spaventati da alghe e inquinamento (42%), dai motoscafi (18%), dal mare mosso e dell’acqua alta (24%), e dagli squali (12,6%). 
Nonostante questi timori però, gli italiani continuano a preferire il mare (67%), e soprattutto le coste italiane (53,5%) Solo il 26,2%  preferisce andare in Grecia o in Spagna, Francia, Tunisia e Turchia. 
Mare nostrum, famiglia al seguito (51%) e amici fidati (27%)  per le vacanze estive di fine secolo, per le quali si cercano buoni alberghi e buoni ristoranti e si ridimensiona la caccia al divertimento. 
L’italiano appare così: tranquillo, tutto mare e famiglia, cosciente dei problemi ambientali e della necessità di intervenire a salvaguardia di quel grande patrimonio costituito da 7.500 chilometri di costa del nostro Paese, 3.700 di spiagge, di cui ben 1.500 Km. in stato di erosione. 

E le italiane, cosa ne pensano?

La famiglia italiana: figlio unico per genitore unico

Sunday, 30/7/2006

La famiglia italiana: figlio unico per genitore unicoUn genitore e un figlio. Questa è la famiglia italiana dalla quale sembrano essere scomparsi non solo mamma e papà, ma anche nonni, zii e cugini. E’ quanto emerge dal rapporto annuale dell’Istat: i nuclei familiari composti da persone sole (il 21,3% del totale) o da coppie senza figli (il 19,6%) sono passati dal 38,4% al 42,4%. E, anche quando il bambino c’e', e’ sempre piu’ spesso figlio unico: il 26,7% deibambini tra 0 e 13 anni non ha fratelli o sorelle, mentre il 52,5% ne ha solo uno.
Perchè una famiglia cosi’ ristretta? Secondo l’Istat le ragioni sono da ricercare nella tendenza a posticipare la nascita del primo figlio a dopo i 28 anni.
I figli unici, comunque, frequentano piu’ spesso gli amici, vanno di più all’asilo nido o alla scuola materna, frequentano corsi extra-scolastici. A fronte di un solo figlio c’e’ spesso anche solo un genitore: e’ cosi’ per il 5,3% dei bambini italiani tra 0 e 13 anni che - nell’84% dei casi - vive solo con la madre.

Mal d’auto? Ecco alcuni rimedi

Sunday, 30/7/2006

Mal d’auto? Ecco alcuni rimediIl viaggio per le vacanze può trasformarsi in un incubo per quei bambini (e per i loro genitori) che soffrono il mal d’auto. Questo fastidioso disturbo colpisce soprattutto i più piccoli,dai 2 ai 12 anni, più raramente, invece, i neonati. 
Niente di grave, ovviamente. Ma per chi ne soffre è davvero spiacevole perchè anche un tragitto di pochi chilometri può trasformarsi in una piccola odissea, con la necessità di fare continue soste per rincuorare e riossigenare il piccolo passeggero.
Sudorazione fredda, pallore, spossatezza, nausea e vomito sono i sintomi di quello che - in terimi medici -     si chiama “CHINETOSI”
Fattori scatenanti sono i movimenti: oscillazioni, curve, frenate. Più semplicemente tutto ciò che sottopone l’organismio a sollecitazioni irregolari. 
Stimolazioni continue e contrastanti che il cervello non è in grado di smaltire ed al quale reagisce con nausea e vomito.
Il disturbo può essere influenzato anche da fattori psicologici, tant’è che a volte - distraendo il bambino con canzoni e storielle - il problema non si presenta.
Rimedi, in commercio, ce ne sono molti, disponobili anche in dosi pediatriche. Le compresse - da prendere mezz’ora prima della partenza - vanno per la maggiore, anche se danno sonnolenza. Per i più grandicelli sono disponobili farmaci sotto forma di gomme da masticare o di cerotti da mettere dietro le orecchie. Un rimedio omeopatico, invece, consiste nell’assumere un preparato di  PETROLEUM, TABACUM, E COCCULUS  in granuli, un’ora prima della partenza.
Comunque, quando ci si mette in viaggio con i bambini, i medici consigliano sempre di non far partire i bambini a digiuno( meglio uno spuntino con fette biscottate o grissini); non farli bere troppo prima della partenza; scegliere di viaggiare durante le ore notture per favorire il sonno; areare l’auto; fare ogni tanto una tappa; far succhiare ai bambini una fetta di limone ai primi sintomi di mal d’auto.

Tutto sui prodotti transgenici

Sunday, 30/7/2006

Tutto quello che c’è da sapere sui prodotti transgenici
di Patrizia MencaraniChe cosa è una pianta transgenica ?

E’ una pianta da cui è stato estratto un gene, manipolando così il suo patrimonio genetico  tale da conferirle  nuove  proprietà come la tolleranza agli erbicidi, la capacità di produrre una tossina  che uccide gli insetti nocivi  per la pianta, la caratteristica di ritardare il processo di maturazione per migliorare la possibilità di conservazione. 
C’è pure, però,  chi chiede cautela nel lanciare sul mercato internazionale prodotti modificati geneticamente ancora troppo poco conosciuti.
Secondo Hiltrud Breyer, membro del gruppo Verde al Parlamento europeo, che ha scritto “I geni del male” dati e riflessioni sull’ingegneria genetica  “se gli alimenti di cui ci cibiamo provengono da un laboratorio genetico è ovvio che hanno perduto del tutto la loro genuinità, poiché una farina di mais ibridizzato o un pomodoro transgenico hanno delle caratteristiche non naturali , ma semplicemente programmate in laboratorio e prodotte con modificazioni genetiche . Inoltre, con queste nuove tecniche le sostanze alimentari  di cui l’organismo umano necessita non vengono più assunte nella loro combinazione naturale, bensì isolate l’una dall’altra, manipolate , consumate come tessere di un’improbabile mosaico. I pericoli che queste tecniche comportano per il nostro fisico sono ancora tutte da dimostrare, ma in ogni caso i diversi problemi ancora  aperti non lasciano presagire nulla di buono. Già oggi, infatti, si riscontrano effetti collaterali legati soprattutto alla tossicità , all’insorgenza di allergie, all’azione cancerogena di talune sostanze, all’alterazione dei valori nutrizionali e a diversi disturbi della digestione”.

Quali le piante transgeniche in Italia?
L’Italia è la seconda, dopo la Francia, per la sperimentazione delle piante geneticamente modificate. Da soli i due paesi coprono circa il 50% delle sperimentazioni europee. In particolare, la Francia ha richiesto 392 autorizzazioni (il 31%), mentre l’Italia 206 (16,3%). Nella classifica europea di apertura ai vegetali transgenici, resa nota dalla Monsanto, una delle aziende leader del settore, al terzo posto c’è la Gran Bretagna con 167 domande (13,2%), Austria e Irlanda sono, invece, le nazioni che hanno fatto domanda per meno autorizzazioni, rispettivamente 3 e 4.
In Italia, sono 16 le piante che dal 1992 sono state autorizzate alla sperimentazione in campo. Soprattutto si tratta di  mais, resistente agli insetti, a virus e diserbanti, pomodoro, resistente a virus, insetti e funghi, a ritardata marcescenza e tollerante della siccità  e super bietola. Decisamente inferiori le sperimentazioni per la super-soia, sotto accusa per arrivare sotto forma di lecitina in dolci e merendine. Sperimentazioni sono state avviate anche per molti ingredienti della nostra cucina, come cicoria, melanzane, fragole, ecc.
 Sono oltre 200 , attualmente, le aziende che in Italia si sono specializzate nello sfruttamento delle biotecnologie con un giro d’affari di 1.300 miliardi di lire.
Secondo alcuni scienziati, però, i campi di culture geneticamente modificate rappresentano un pericolo per la dispersione a largo raggio del polline di piante trattate che potrebbe ‘contaminare’ i semi tradizionali. Numerosi paesi europei hanno intrapreso azioni ufficiali in questo senso.  In Inghilterra e in Danimarca vi è una sospensione della sperimentazione. In Francia, gran parte dell’ultimo raccolto di mais è stato ‘segregato’ , ovvero, separato per evitare rischi di contatto con quello non geneticamente manipolato.
E’ l’Emilia Romagna la regione italiana  a più alta concentrazione di sperimentazione con i transgenici in agricoltura.
I controlli sul rispetto delle regole sono affidati al ministero della Sanità. In particolare i campi biotecnologici  dovrebbero essere separati di 200 metri dalle normali colture. Ma secondo un’indagine  condotta dal mensile il Salvagente, questo non avviene quasi mai.
La direttiva europea

Dopo una maratona negoziale durata due giorni, lo scorso 25 giugno i ministri dell’Ambiente dei 15 paesi della Ue hanno adottato un nuovo progetto di direttiva sui prodotti transgenici, i cosittetti Ogm.  Undici paesi Ue si sono pronunciati inoltre in due documenti per una ‘pausa’ nell’introduzione sul mercato di nuovi organismi geneticamente modificati.
Solo Regno Unito, Irlanda, Spagna e Portogallo non hanno firmato i due documenti. Il progetto di nuova direttiva Ue - che ora passa all’esame dell’Europarlamento - prevede, in particolare, l’obbligo di indicare la presenza degli Ogm sulle etichette dei prodotti, una valutazione più severa dei possibili rischi per la salute o l’ambiente  prima dell’autorizzazione di commercializzazione e la ricostruzione del percorso dell’Ogm fino al piatto dei consumatori.
Più severa e vincolante rispetto a quella del 1992, è stata approvata con l’astensione dell’Italia, della Grecia e della Francia che avrebbero voluto, invece, una moratoria, ovvero una sospensione completa del commercio dei transgenici, fino alla entrata in vigore della stessa normativa, prevista nel 2001.

No del governo ai ‘poppanti transgenici’’
Per lattanti e bambini fino ai tre anni di età niente pappe geneticamente modificate. Lo ha deciso un Dpr (128/1999) che ha riscritto la disciplina degli alimenti per l’infanzia , latte escluso.
Sulle confezioni deve essere indicata l’età a partire dalla quale il prodotto può essere modificato, ma in nessun caso sotto i quattro mesi.
Deve essere indicata anche la presenza o assenza di glutine, se il prodotto è consigliato, a partire da un’età inferiore ai sei mesi, oltre a una dettagliata etichettatura nutrizionale.
Prescrizioni ancora più dettagliate riguardano la composizione per gli alimenti dell’infanzia, che sono stati suddivisi in quelli a base di cereali  e negli altri, principalmente a base di cibi proteici.
Nei succhi di frutta o di verdura, per esempio, devono esserci almeno 25 milligrammi di vitamina C per ogni 100 grammi di prodotto e almeno 100 microgrammi di vitamina A per ogni 100 calorie.
Il commercio dei prodotti non conformi alle nuove norme è consentito fino al 27 agosto, oppure fino a 31 dicembre, secondo il grado di non conformità.

Il disordine nella sua stanza

Sunday, 30/7/2006

Il disordine nella sua stanzaSpettacolare. Capillare. Creativo. Mozzafiato. Il disordine che riesce a creare un bambino nella sua stanza può avere anche del geniale. Per i genitori più “avanzati”, s’intende. Per la maggior parte di mamme e papà più “normali”, semplici, umanamente stanchi dopo una giornata di fatiche dentro e fuori casa, invece, quell’ammasso informe di peluche, mattoncini, mostri, bambole e bambolotti – comunemente chiamato disordine - è l’anticamera dell’infarto.
Hai voglia a creare contenitori, ceste, scatole singole per ogni “categoria” (i mostri con i mostri, le costruzioni con le costruzioni ecc.). Il pupo o la pupa se ne infischiano. E pur di trovare la scarpetta rossa della principessina o la minuscola pistola laser del Ranger non esitano a rovesciare sul pavimento tutto, ma proprio tutto l’armamentario psico-ludico-didattico accumulato nel corso dei loro compleanni, primi dentini, sorrisetti e poesiole senza rima concesse qua e là a parenti, vicini, conoscenti e anche al barista.
Ma “i bambini hanno bisogno del loro disordine” afferma Christoph Fasel in un articolo pubblicato su Selezione ” per poter giocare, crescere e scoprire il mondo. Del resto –aggiunge – per gli antichi greci il mondo era nato dal Caos.
E giù esempi storici e letterari per “inquadrare” il disordine nella categoria “genialità”.
Non pago, lo scrittore snocciola consigli, frutto della sua esperienza empirica.
Contro il disordine – scrive – bisogna che ogni giocattolo abbia il suo posto; che questo posto sia accessibile al bambino; che ci sia un contenitore per ogni giocattolo; che il bambino o la bambina siano incoraggiati ad aver cura delle proprie cose; che i genitori, comunque, lascino liberi i figli di agire come vogliono. E proprio nell’applicazione di questo ultimo consiglio, Fasel assicura il successo.
Mia figlia – assicura – dopo aver organizzato un accogliente angolino nella sua stanza, ha sistemato con cura tutti i vestiti delle bambole, e quando io, distrattamente, ho appoggiato i suoi jeans sulla sedia ha esclamato: “No! Vanno messi nell’armadio. Non creare disordine nella mia stanza!”

Rispettare il disordine

Maria Rita Parsi
Psicoterapeuta
Presidente del Movimento bambino
Il disordine dei bambini fa parte del processo di ricerca di se stessi, della propria identità. Il bambino deve avere assoluta libertà di buttare a terra i suoi giocattoli. Per esplorare e cercare, così, il proprio ordine interiore.
Il disordine può anche esprimere una contestazione e diventare un mezzo per individuarsi rispetto al resto della famiglia, se, per esempio, mettere ordine diventa un gioco di potere con i genitori.
I bambini che amano seminare i loro giocattoli in tutta la casa, poi, stanno soltanto tracciando il loro territorio. E segnano un percorso (come Pollicino) scrivendo sui muri.
E’ importante, quindi, che gli adulti rispettino il disordine dei bambini. Obbligarli a rimettere a posto i giocattoli significherebbe solo sopraffazione. Meglio educarli pian, piano con l’esempio, con la collaborazione (mettiamo insieme in ordine?), con la disponibilità ed il rispetto.
Mai sottrarre al bambino un oggetto al quale è particolarmente legato, sarebbe come togliergli un importante punto di riferimento. E attenzione se il bambino è troppo ordinato. Spesso, il disordine interiore si manifesta proprio così, tenendo sotto controllo - in modo ossessivo - le proprie cose.

Organizzare il disordine

Renato Proietti
Architetto
L’architetto è per il disordine. La camera dei bambini – dice – deve lasciare il più possibile spazio alla fantasia e deve rispettare la libertà e la creatività dei piccoli. Quindi: no ai box a tema, si ad una grande cassa - capiente, con gli angoli smussati, in plastica e soprattutto molto colorata - destinata ad essere rovesciata dal bambino ogni volta che cerca un giocattolo, ma comoda per riordinare in fretta la stanza. Utile anche una cesta per tutti quei giocattoli e giocattolini, gadget e quant’altro, che riempiono inutilmente la stanza dei bambini.
Per disegnare in piena libertà, l’esperto suggerisce un pannello in metacrilato, magari a parete, e tanti colori naturalmente non tossici. Inoltre, un grande tavolo in legno (ad altezza regolabile) sul quale pasticciare con il pongo o studiare.
Per l’illuminazione – sottolinea l’architetto – è necessaria quanta più luce naturale possibile e, per le ore serali, una luce centrale abbastanza forte (100 watt), una piccola abat-jour vicino al letto (possibilmente con il regolatore di luminosità) ed una buona lampada a molla non di metallo (si riscalda e potrebbe essere pericolosa) sul tavolo.

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L’adozione terapeutica

Sunday, 30/7/2006

L’adozione terapeutica

La propone “Infanzia e Futuro” una organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Onlus).

Consiste nell’aiutare un bambino o un adolescente che ne abbia bisogno, con una famiglia alle spalle in condizioni economiche disagiate, a ritrovare equilibrio e condizioni ottimali di crescita , finanziando per lui un intervento psicoterapeutico.

La campagna di sottoscrizione dell’iniziativa di tre psicoterapeute dell’età evolutiva è indirizzata soprattutto a enti, fondazioni bancarie, istituti assicurativi o imprese che vogliano destinare risorse a sostegno dell’infanzia .

La Onlus stipulerà convenzioni con terapeuti di qualsiasi scuola formativa con credenziali verificate che metteranno a disposizione la propria esperienza e professionalità a costi contenuti.

Le situazioni a rischio verranno segnalate a Infanzia e Futuro , una commissione di esperti valuterà la situazione di disagio , sia psicologico che economico , dopo di che verranno stanziati i fondi per avviare la terapia e il minore sarà “affidato” al terapeuta.

Naturalmente chi adotta non sarà messo a parte dell’identità del bambino o dell’adolescente.

Per informazioni:

Infanzia e Futuro

Via Po 22

00198 – Roma

Tel. 0328-6119674

cc bancario: 3801 presso Banca Popolare di Milano Ag. 259 via Garigliano 92

adozioni internazionali: stop al fai da te

Sunday, 30/7/2006

adozioni internazionali: stop al fai da teLe procedure saranno curate solo da un’apposita Commissione


di Patrizia Mencarani

Da agosto, la nuova legge sull’adozione internazionale ( la 476 di ratifica della convenzione dell’Aja, approvata a dicembre scorso) non è più lettera morta : il Consiglio dei Ministri ha approvato il regolamento per ” la costituzione, l’organizzazione e il funzionamento della Commissione per le adozioni internazionale” (art. 38) che, di fatto, la rende applicabile. Sarà, infatti, proprio questa Commissione ad autorizzare l’attività degli enti a cui – secondo la 476 - dovranno obbligatoriamente rivolgersi gli aspiranti genitori.

La normativa stabilisce infatti che chi abbia “ottenuto il decreto d’idoneità, deve conferire incarico a curare la procedura di adozione ad uno degli enti autorizzati”.

Proprio gli enti autorizzati ( in vigore entro l’anno) sono la vera novità della riforma e dovranno mettere fine alle cosiddette “adozioni fai da te”, quelle cioè tramite i privati , garantendo maggiori sicurezze sia ai genitori sia ai bambini. Un potente argine contro il fenomeno dilagante e sempre più preoccupante del traffico dei bambini e delle adozioni clandestine.

La normativa prevede inoltre : tempi certi e più stretti per ottenere l’idoneità (si dovrebbe passare dagli attuali due anni di attesa a nove mesi ) e, per chi adotta, un regime di sgravi fiscali e un nuovo sistema di congedi e permessi di lavoro, oltre a percorsi di formazione e informazione attivati dagli enti locali.

La Commissione per le adozioni internazionali avrà come presidente un magistrato con esperienza nel settore minorile, nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, oppure un dirigente dello Stato con analoga specifica esperienza: regolerà ruolo e funzionamento degli enti, collaborerà alla predisposizione degli strumenti di informazione sulle procedure giudiziarie e delle attività dei servizi socio-assistenziali e sanitari delle regioni, vigilerà, quindi, su tutto il sistema, intrattenendo i rapporti con gli stati di provenienza dei minori.

Ma se l’adozione internazionale, con la ratifica della convenzione dell’Aja, ha compiuto passi da gigante, restano ancora irrisolti altri aspetti delicati sui quali c’è, ormai da tempo, grande battaglia e forti polemiche. Tra questi, il limite d’età - attualmente ci devono essere almeno 40 anni di differenza tra genitore e bambino -, l’adozione per le coppie di fatto e per i single.

Di tutto questo se ne discuterà prossimamente in Senato. Il testo di riforma dell’adozione è, infatti, nei cassetti della Commissione speciale per l’Infanzia. Prevede: l’innalzamento di cinque anni del limite d’età per i genitori adottivi (la differenza con i figli passerebbe così da 40 a 45 anni), l’adozione per i single e la possibilità per chi è stato adottato - una volta maggiorenni e previo consenso del Tribunale dei minori - di risalire alla propria famiglia d’origine.

Per le richieste di adozione il testo, per il momento, non modifica la legge attuale: l’adozione resta riservata alle coppie sposate da almeno tre anni e dice no all’adozione per le coppie di fatto e a quelle omosessuali.

Ma su come andrà a finire non si possono fare previsioni, le sorprese potrebbero essere tante. Basta pensare che sono stati presentati più di mille emendamenti.

Un’enormità di richieste di modifica che, in questi giorni, un comitato ristretto della commissione sta cercando di analizzare per arrivare ad unificarne almeno alcune, per poter poi passare più velocemente all’esame della legge.

Le cifre

Quali sono le cifre dell’adozione internazionale? Secondo il tribunale per la giustizia minorile, sono stati 2.095 i bambini stranieri adottati in Italia nel ’97 e, nello stesso anno, le domande di adozione internazionale hanno raggiunto quota 6.217 (contro le 88.530 nazionali), che vanno ad aggiungersi alle 8.712 giacenti.

Le coppie si dirigono preferibilmente verso le nazioni che avendo legislazioni più permissive rendono possibili le adozioni in tempi brevi.

I principali paesi di provenienza dei minori stranieri sono: la Russia (561 minori nel 1997), la Romania (242), il Brasile (239), la Bulgaria (223), la Colombia (173) e l’India (142).

Secondo l’Associazione amici dei bambini (Aibi), in Italia ci sono 50 mila famiglie in attesa di adottare un bambino e, ogni anno, i 27 tribunali dei minorenni concedono dalle 4.000 alle 5.000 idoneità, mentre le adozioni sono dalle 2.500 alle 3.000.

Che cos’è la Convenzione dell’Aja?

Il 29 maggio 1993, a l’Aja, è stata sottoscritta, dai delegati di 37 Stati membri e di 30 Stati ospiti della diciassettesima sessione della Conferenza dell’Aja sul Diritto internazionale privato, una convenzione che detta dei principi comuni per l’adozione internazionale riducendo i conflitti tra le varie legislazioni.

La Convenzione stabilisce delle vie di comunicazione tra le autorità dei paesi d’origine e di quelli di destinazione dei minori adottati, elabora degli strumenti giuridici in materia di protezione di bambini adottati all’estero e si pone alcuni obiettivi prioritari.

Tra questi: definire misure di tutela che possano garantire nell’adozione internazionale la realizzazione del miglior interesse del bambino e il rispetto dei suoi diritti fondamentali, pure riconosciuti dal diritto internazionale; instaurare un sistema di cooperazione tra gli stati contraenti che possa assicurare il rispetto delle suddette misure di tutela e, quindi, prevenire la sottrazione, la vendita, e il traffico dei bambini; garantire in tutti gli stati contraenti il riconoscimento delle adozioni che siano state realizzate conformemente alle disposizioni della stessa Convenzione.

Il caso: ai figli adottivi negata l’identità dei genitori naturali

I figli adottivi non possono conoscere l’identità dei genitori naturali. E’ la risposta del garante per la protezione dei dati personali, Stefano Rodotà alla richiesta di una donna, figlia adottiva, che aveva richiesto - nell’ospedale dove era nata - copia del certificato di assistenza del parto per identificare i genitori naturali.

La legge sulla privacy, la 675 del 1996, non ha infatti modificato la normativa sull’adozione e le recenti sentenze del Tar che stabiliscono la conservazione dell’anonimato della madre.

L’anonimato della genitrice naturale sarebbe giustificato secondo Rodotà “non solo da esigenze di tutela della riservatezza della persona, ma anche da superiori ragioni, attinenti alla salvaguardia degli interessi, giuridici e sociali sia della famiglia legittima e dei suoi componenti, sia degli stessi figli non riconosciuti”.

Il garante della privacy ricorda che la legge 675 “non ha modificato le norme in materia di stato civile, anagrafe ed adozione” in base alle quali l’ufficiale di atto civile e di anagrafe devono rifiutarsi di fornire notizie , informazioni, certificazioni estratti o copie dai quali possa risultare il rapporto di adozione, salvo autorizzazione espressa dall’autorità giudiziaria.

Per quanto riguarda poi il certificato di assistenza al parto, la più recente disciplina ha stabilito che la dichiarazione di nascita è resa indistintamente da uno dei genitori, da un procuratore speciale, oppure dal medico, dall’ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volontà della madre di non essere nominata”.

Tutto questo, naturalmente, cambierebbe se dovesse passare l’articolo previsto dalla proposta di modifica della legge sull’adozione - in discussione al Senato - che prevede il diritto al riconoscimento dei genitori naturali da parte dell’adottato.

Casa sicura

Sunday, 30/7/2006

Casa sicura
Di Patrizia Mencarani“Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia”. Ricordate questo vecchio detto? Rassicurante, vero? Ma, attenzione, i tempi sono cambiati e cambiate sono anche le case dove abitiamo. 
Qualche cifra per capire:  ogni anno, a Roma, 10 bambini muoiono a causa di incidenti domestici, senza contare i tanti, tantissimi, che finiscono all’ospedale con contusioni, fratture o guai ancora più seri. Se poi si guarda alla media nazionale c’è da rabbrividire: 10 mila persone perdono la vita a casa propria per disattenzione, pressappochismo o comunque per colpa di un maledetto incidente.  
Che cosa si può fare per prevenire i grandi drammi casalinghi, come incendi, fughe di gas, allagamenti? Innanzitutto, occorre essere informati. Tutti, compresi i più piccini, dovrebbero sapere dove sono istallati i contatori dell’acqua e del gas e l’interruttore generale dell’impianto elettrico. Inoltre, i numeri dell’emergenza devono essere in bella mostra: Vigili del fuoco (115), polizia di Stato (113), Pronto soccorso (118), centro antiveleno di zona. Per finire, sarebbe cosa buone e giusta avere in casa un estintore.
Ma i nostri appartamenti nascondono molte altre piccole insidie, più subdole perché considerate normali, perché fanno meno paura della puzza di gas o del corto circuito. Eppure mettono in pericolo seriamente l’incolumità dei nostri bambini. Per difendersi, occorrono buon senso, attenzione e i consigli di un esperto. Giacomino, stanza per stanza, percorrerà insieme con voi la vostra casa, spiegandovi, grazie alla collaborazione dell’Ordine degli ingegneri di Roma, come difendervi.

IN CUCINA 
Sui fornelli, applicate l’apposita ringhiera che impedisce ai piccoli di mettere le mani dove non dovrebbero. E non lasciateli mai accesi così come mai dovreste lasciare in funzione lavatrice e lavastoviglie se uscite. Altri divieti: mai lasciare i piccoli elettrodomestici attaccati alla presa dopo l’uso: metteteli in un armadio e chiudeteceli dentro. Attenzione, soprattutto, al ferro da stiro. In attesa che si raffreddi dopo l’uso, mettetelo in alto e non dimenticatevi del filo: la tentazione di attaccarsi è irresistibile. Riponete i detersivi e la spazzatura in spazi chiusi e applicate una chiusura di sicurezza al frigorifero. Su specchi, porte a vetri, tavoli di cristallo applicate sempre una pellicola adesiva: in caso di rottura manterrà unite le schegge. Attenti anche alle tovaglie: meglio, molto meglio usare le tovagliette americane. Chiudete nella cassettiera fiammiferi, accendigas e oggetti da taglio o da punta.
IN BAGNO
Acqua ed elettricità sono un mix micidiale. Mai lasciare solo il bambino, anche se arriva quella telefonata che attendevate da un pezzo!  E ora, cominciamo dalla vasca: usate sempre tappetini antiscivolo e controllate la temperatura dell’acqua. Se avete un box doccia di vetro, applicate la pellicola di plastica trasparente anti-schegge. Mobili e armadietti (contengono medicinali, detersivi, trucchi, dopobarba) devono essere  sempre chiusi ermeticamente. Non usare mai l’asciugacapelli in bagno e non farlo mai con i piedi nudi. Chiudete sempre l’oblò della lavatrice perché il bimbo ne è attratto come gli orsi al miele. Ricordatevi di mettere sotto chiave pinzette, forbicine, smalti, solventi.

IN SALOTTO
Vasi, coppette, e in genere tutti le suppellettili di cristallo o di ceramica vanno sempre messe in posizione off limits per i piccoli e, raccomandazione delle raccomandazioni, tenete sotto chiave le bottiglie d’alcool!  Attenzione anche alla televisione: mai sistemarla accanto a tendine o comunque a materiale infiammabile. Per Tv ed  apparecchi hi-fi occhio ai cavi che devono essere fissati al battiscopa, mentre i fili lunghi vanno posti dietro i mobili onde evitare che il bambino vi inciampi. Le prese vuote devono essere protette con i copripresa (questo vale, va da sé, per tutte le stanze!) e così pure gli spigoli, che vanno coperti con i paraspigoli, e per le finestre che dovrebbero essere dotate di chiusura di sicurezza e soprattutto non devono avere vicino sedie, sgabelli o mobili bassi.. Pericolosi sono anche i buchi nei tappeti o anche quei bordi alzati dal tempo e dall’usura: entrambi sembrano fatti apposta per far inciampare i bambini.

IN CAMERA DA LETTO
Vietato fumare a letto. Non utilizzare termocoperte con voltaggio superiore a 24 volt. Non coprite gli abat-jour con fazzoletti o pezzi di carta per attenuare la luce: usate lampadine più soft. Per la cameretta del vostro bambino, poi, scegliete il lettino giusto. Se è ancora un bebè, le sponde laterali devono essere alte almeno 50cm e le sbarre distanti tra loro almeno 5cm. E’ opportuno disporre cuscini intorno alle sponde contro eventuali urti. Il guanciale deve essere antisoffocamento. Evitate di usare letti a castello al di sotto dei sei anni.

 
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