Chi inquina paga? Non in Italia

La Commissione europea, accogliendo una  denuncia del WWF Italia,  ha inviato una “lettera di messa in mora“ all’Italia per “essere venuta meno agli obblighi“ di applicazione dell’importantissima  Direttiva Europea  sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale�? (Direttiva 21 aprile 2004, n. 2004/35), avendola recepita in maniera distorta  con il  Decreto legislativo 152/2006 (Riordino della normativa ambientale).

 

La Direttiva n. 2004/35 è la più importante legge europea  per l’applicazione  del principio “chi inquina paga�? : un obbligo per tutti gli stati membri dell’Unione  Europea  di garantire che, nel caso di gravi  danni ambientali   (inquinamenti industriali e  danni alla  salute che  da questi derivano, distruzioni di aree naturali,  inquinamenti dell’aria, delle acque, dei terreni, etc. )  , questi vengano “riparati�? a spese non della collettività  che li subisce , ma di chi ha provocato il danno all’ambiente.

E’ un principio di civiltà e di responsabilizziamone di chi provoca distruzioni ambientali e mette in serio pericolo  la nostra salute.

“L’Italia, invece di adeguarsi ed imporre  regole rigide che tutelino salute  ed ambiente, nonché  le tante imprese ed  industrie italiane  che hanno le carte  in regola , ha emanato una nuova disciplina sul risarcimento del danno ambientale approvata con il famigerato “ecomostro giuridico�? di riordino delle  leggi   ambientali italiane. Tale decreto – dichiara il WWF - oltre ad essere non conforme  alla  Direttiva europea  crea  un sistema che  regala una illegittima  ed ingiustificata    impunità  ai grandi inquinatori,   una sorta  di “amnistia �? che, con diversi e complessi cavilli , deroghe ed esclusioni,   cancella in molti casi anche le responsabilità civili e penali ed i conseguenti  obblighi di risarcimento del danno ambientale�? .

Secondo il WWF per il Governo Prodi questa è l’ultima occasione per rimediare ed approvare immediatamente  in Consiglio dei Ministri la modifica alle regole sul risarcimento  del danno ambientale, così come richiesto più volte dalla Commissione di riforma del Decreto 152 del Ministro dell’ambiente, ed evitare una doppia beffa ed un doppio danno agli italiani:  pagare per i danni ambientali subiti e pagare le multe milionarie che potrebbero arrivare dall’Europa se non si blocca la procedura di infrazione.

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