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Pagina Verde
WWF AL SUMMIT DI COPENHAGEN
Sabato, 12/12/2009
“I MINISTRI HANNO UNA BUONA CORNICE CON CUI LAVORARE,
TOCCA A LORO RIEMPIRLA CON LE CIFRE ‘GIUSTE’
PER TAGLIO EMISSIONI E FINANZIAMENTI”
Per il WWF i negoziatori presenti al Summit di Copenhagen hanno rilasciato un testo che costituisce una buona cornice su cui è possibile costruire un trattato sul clima equo, ambizioso e legalmente vincolante.
“Ora tocca ai Ministri in arrivo oggi al Summit riempire con le cifre gli spazi lasciati in ‘bianco’ nella bozza, cifre che dovranno essere consistenti sia per quel che riguarda i tagli alle emissioni di gas serra sia per dare capacità ‘finanziaria’ al Trattato – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia, che sta seguendo i lavori del Summit a Copenaghen - E sarà proprio quello delle cifre l’elemento su cui giudicare i paesi nella loro volontà reale di rimanere fuori dal rischio della catastrofe climatica. Il testo presentato dal chairman del gruppo negoziale sotto la Convenzione non risponde alle domande circa la natura legislativa del futuro Trattato.”
“Ora è importante aggiungere numeri ambiziosi all’interno del testo ‘cornice’ e mandare in esilio le scappatoie che potrebbero indebolire l’integrità del Trattato, ma per renderlo solido e ‘impermeabile’ il testo deve necessariamente essere vincolante dal punto di vista legislativo – continua Marigrazia Midulla del WWF - I ministri e i capi di Stato che arriveranno nei prossimi giorni (l’intervento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è atteso per il 17 pomeriggio) dovranno essere capaci di ridare impulso e linfa ai negoziati, e indirizzare i temi su cui i negoziatori finora hanno avuto poca manovrabilità.”
“Se possiamo creare il legame tra ciò che i paesi sviluppati sono pronti a fare e ciò che i paesi emergenti e quelli in via di sviluppo vogliono che accada, avremo un Trattato sul Clima a Copenhagen – conclude Marigrazia Midulla del WWF - Chiaramente è necessario agire su tutti i fronti per avere un risultato globale. La scienza e il dovere dell’equità indicano ai ricchi del mondo la necessità di aumentare il taglio delle emissioni, e mettere più denaro sul tavolo per coloro che hanno contribuito poco al problema dei cambiamenti climatici ma ne soffriranno le conseguenze più disastrose. Apprezziamo anche l’impegno finora mostrato dalle economie emergenti, ma abbiamo bisogno del loro impegno affinchè siano inseriti e valutati come parte di uno sforzo globale.”
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Summit di Copenhagen
Venerdì, 11/12/2009
WWF: “LO SVILUPPO DELL’INDUSTRIA CINESE
AIUTA IL BOOM DELL’ENERGIA PULITA”
Danimarca, Brasile e Germania in testa alla classifica WWF dei ricavi dell’energia pulita.
Nel 2020 il settore varrà 1600 miliardi di dollari. E con il Trattato di Copenhagen questa cifra sarà ancora più alta.
Le tecnologie per l’energia pulita possono diventare il terzo più importante settore industriale a livello globale grazie a un apporto crescente dato dalla Cina. E’ la previsione lanciata oggi a Copenhagen da un rapporto del WWF.
“Economia pulita, Pianeta vivente – Costruire industrie tecnologiche forti per l’energia pulita” è il primo rapporto che presenta una classificazione dei Paesi di tutto il mondo per vendite di energia pulita. Rispetto al PIL nazionale, a guidare la classifica è la Danimarca, pioniera dell’energia eolica e solare. Al secondo posto il Brasile, che ha il primato del bio-etanolo, mentre al terzo posto c’è la Germania, grazie alla base manifatturiera e al sostegno pubblico dato all’energia eolica e solare.
Il rapporto del WWF prevede che nel 2020 l’industria pulita avrà un valore pari a 1600 miliardi di dollari, al terzo posto dopo il settore delle automobili e dell’elettronica. Nel 2007, le tecnologie pulite hanno avuto un volume d’affari di 630 miliardi di dollari, superando l’industria farmaceutica globale.
I ricavi dai prodotti per l’efficienza energetica nel 2007 sono stati pari a 5 volte i ricavi dalle energie rinnovabili, ma questo dato cambierà in modo significativo entro il 2020, quando il tasso di crescita delle rinnovabili salirà al 15% annuo, ovvero tre volte l’attuale tasso di crescita del 5% dei prodotti per l’efficienza e dei ricavi di processo.
“Questo è il percorso dell’economia pulita che si sta verificando già adesso, con le energie rinnovabili supportate solo da una parziale cornice normativa internazionale derivata dal Protocollo di Kyoto e da sostegni nazionali non sistematici, mentre sono ancora ingenti i sussidi ai combustibili fossili – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – Immaginate cosa potrà succedere con un accordo di Copenaghen di successo e adeguati meccanismi nazionali per applicarne le direttive. Il futuro dell’economia e della sicurezza energetica è nelle energie pulite.”
Il rapporto auspica che i Paesi che stanno cercando di promuovere i propri settori dell’energia pulita supportino i loro leader con piani d’azione per portare la tecnologia dalla ricerca alla pratica, colmando la distanza tra istituzioni di ricerca e industria.
Le banche centrali possono aiutare questo percorso incoraggiando l’inclusione del “rischio carbonio” nei modelli finanziari. L’accesso ai fondi finanziari per l’avvio di nuove attività e agli investimenti in capitale a rischio è stato un fattore determinante per il successo delle energie pulite nei Paesi guida.
Il rapporto enfatizza anche l’importanza di sviluppare un mercato tecnologico nazionale, con un forte taglio nazionale. “Questo permette alle imprese di sperimentare, acquisire esperienza e superare velocemente la fase di apprendimento, garantendo loro una leadership competitiva, oltre che competenza e casi-studio – si legge nel rapporto. I governi possono supportare questi mercati domestici con sussidi, obiettivi per le rinnovabili e politiche per il procurement “verde”, ovvero gli appalti e gli approvvigionamenti della pubblica amministrazione.
Tra i Paesi che possono beneficiare di queste azioni ci sono anche gli Stati Uniti, al 18° posto nelle classifiche secondo il PIL e dietro alla Germania anche in termini assoluti, e la Gran Bretagna, al 19° posto. Simbolo delle opportunità perse è invece l’Australia, che ha sprecato una precoce leadership nell’energia solare, finendo al 28° posto della classifica.
La Cina è al quarto posto in termini di vendite assolute, e al sesto per il PIL.
“E’ chiaro che secondo una prospettiva nazionale c’è molto da guadagnare e niente da perdere dagli investimenti in energie pulite – conclude Mariagrazia Midulla, responsabile Energia e Clima del WWF Italia. “Perdere queste opportunità per rianimare un settore vecchio e inquinante come quello dei combustibili fossili fino a quando il suo potere di lobby sarà ancora così forte, significa agire nell’interesse di pochi e non nell’interesse nazionale.”
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Summit di Copenhagen: le aree protette
Mercoledì, 9/12/2009
WWF: “AREE PROTETTE:
SOLUZIONI NATURALI ED ECONOMICHE ALLA CRISI DEL CLIMA”
Il 15% del carbonio terrestre mondiale è stoccato nelle aree protette.
In Amazzonia brasiliana evitate 8 miliardi di tonnellate CO2 entro 2050
Dalle aree umide USA 23,2 miliardi di dollari in protezione contro inondazioni e uragani.
Le aree protette offrono una soluzione efficace ed economica contro gli impatti del cambiamento climatico. E’ quanto afferma il nuovo libro realizzato da IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), The Nature Conservancy, United Nations Development Programme, Wildlife Conservation Society, Banca Mondiale e WWF.
“Il libro ‘Soluzioni naturali: le aree protette aiutano le persone ad affrontare il cambiamento climatico’ spiega chiaramente per la prima volta come le aree protette contribuiscano significativamente a ridurre gli impatti del cambiamento climatico e cosa bisogna fare per rendere la loro azione ancora più efficace” ha dichiarato Lord Nicholas Stern, che ha scritto la prefazione del libro.
Le aree protette giocano un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di CO2 dovute al cambiamento climatico. Il 15% del carbonio terrestre mondiale – pari a 312 gigatonnellate – è stoccato in aree protette in tutto il pianeta. In Canada oltre 4 miliardi di tonnellate di CO2 sono stoccate in 39 parchi nazionali, per un valore stimato in 39-87 miliardi di dollari in crediti di carbonio. Nell’Amazzonia brasiliana, le aree protette tutelano 670.000 kmq dal pericolo di deforestazione entro il 2050, evitando l’emissione di 8 miliardi di tonnellate di carbonio.
Le aree protette servono anche come protezione naturale dagli impatti dei cambiamenti climatici e altri disastri naturali, fornendo spazio per la dispersione delle inondazioni, stabilizzando il suolo contro i dissesti idrogeologici e bloccando le ondate di tempeste. E’ stato stimato che le aree umide costiere negli Stati Uniti forniscono 23,2 miliardi di dollari all’anno in protezione contro inondazioni e uragani.
E le aree protette possono mantenere le risorse naturali produttive e in salute, così da sopravvivere agli impatti del cambiamento climatico continuando a fornire cibo, acqua pulita, protezione ed entrate su cui le comunità locali basano la propria sopravvivenza. 33 delle 100 città più grandi del mondo prendono l’acqua potabile da bacini nelle aree forestali protette.
“Le condizioni di vita delle comunità rurali, già minacciate dal cambiamento climatico, peggioreranno in modo significativo senza un’azione immediata – ha detto Veerle Vanderweerd, Direttore dell’Energy and Environment group del UNDP.
“Oggi, ampliare l’estensione delle aree protette e coinvolgere le comunità locali e indigene in questa azione potrebbe essere il modo migliore per rinforzare la resilienza all cambiamento climatico della natura e delle persone – ha dichiarato Trevor Sandwith della The Nature Conservancy, che è anche Deputy Chair della Commissione sulle Aree Protette dell’IUCN.
“Le misure di adattamento basate sugli ecosistemi possono fornire alternative certe ed economicamente sostenibili a costose infrastrutture, proprio ora che Paesi e comunità stanno lottando per affrontare le conseguenze ambientali dei cambiamenti climatici e di eventi meteorologici sempre più estremi – ha detto Michele de Nevers, Senior Manager della Banca Mondiale.
Mentre a Copenhagen si svolgono i negoziati sul clima e con il 2010 Anno della Biodiversità proprio dietro l’angolo, mantenere ed estendere le aree protette deve essere riconosciuta sia nella Convenzione Quadro per il Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (UNFCCC) e sia nella Convenzione sulla Biodiversità come uno strumento forte contro il cambiamento climatico e dovrebbe essere al centro delle singole strategie nazionali per il clima.
Ma nonostante il loro valore, sia per l’adattamento e sia per la mitigazione dei cambiamenti climatici, il supporto finanziario alla rete mondiale delle aree protette è meno della metà di quanto sarebbe necessario per avere il massimo del risultato, e questo mette a rischio l’intero sistema.
I leader del pianeta devono capire che investire nelle aree protette è un investimento per la sicurezza delle proprie comunità.
“Nella corsa verso nuove soluzioni per il cambiamento climatico, rischiamo di ignorare un’alternativa concreta ed efficace – ha detto Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – Le aree protette sono un investimento che le società hanno fatto per un millennio, attraverso approcci tradizionali che hanno provato il loro potenziale e la loro efficacia anche in tempi moderni.”
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Summit di Copenaghen: annuncio dell’EPA
Mercoledì, 9/12/2009
WWF: “ANNUNCIO DELL’EPA APRE LA STRADA A REGOLAMENTAZIONE USA SUL CLIMA”
L’annuncio dell’Agenzia per la Protezione Ambientale americana (EPA) che le emissioni di gas a effetto serra danneggiano la salute e il benessere pubblico, getta le basi perché l’inquinamento da riscaldamento globale sia regolamentato attraverso il Clean Air Act
“E’ una grande notizia, che mostra come l’Amministrazione USA si stia impegnando per rafforzare il Clean Air Act e affrontare seriamente il cambiamento climatico. Questa decisione riconosce basi scientifiche chiare per regolamentare la modifica del ciclo del carbonio da parte dell’uomo in quanto minaccia alla salute e al benessere pubblico” ha dichiarato Keya Chatterjee, direttore del Programma Clima del WWF.
“Il Clean Air Act è e deve rimannere uno strumento fondamentale nella lotta al cambiamento climatico. Ma il modo più efficace per affrontare la crisi del clima, sia entro i confini nazionali e sia come parte di un’azione globale, è una legislazione complessiva sul clima” ha aggiunto Chatterjee del WWF.
“Nel contesto dei negoziati di Copenhagen, questa decisione sottolinea la serietà dell’Amministrazione americana nell’affrontare il cambiamento climatico, ma manca ancora un elemento importante: la fiducia della comunità internazionale sul fatto che gli USA porteranno avanti gli obiettivi a medio e lungo termine annunciati dal presidente Obama la settimana scorsa. Per ottenere questa fiducia, serve anche la legge USA sul clima. Quando il presidente Obama verrà a Copenhagen la settimana prossima, il mondo lo ascolterà attentamente cercando la garanzia che il cambiamento climatico sarà la sua prossima priorità legislativa dopo la riforma sanitaria” ha continuato Chatterjee del WWF.
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Copenhagen: 12 giorni per salvare il Pianeta
Lunedì, 7/12/2009
La Conferenza sul Clima di Copenhagen è la migliore opportunità che abbiamo per raggiungere l’accordo sul clima che può salvare il pianeta da un cambiamento climatico devastante. Dobbiamo coglierla.
Dopo mesi di preparazione il momento è finalmente arrivato. Decine di migliaia di negoziatori e politici si stanno riunendo a Copenhagen e milioni di persone da tutto il mondo li osserveranno. Le loro vite, le vite dei loro figli e quelle dei loro nipoti dipendono dalle decisioni che verranno prese in questo vertice. I leader hanno 12 giorni per salvare il pianeta, devono usarli.
“Copenhagen è la migliore opportunità, nel miglior momento possibile, per firmare un accordo sul clima che può salvare il nostro pianeta dal cambiamento climatico più catastrofico. Un’altra opportunità del genere potrebbe non arrivare in tempo – ha detto Kim Carstensen, leader della Global Climate Initiative del WWF Internazionale – Il mondo ha acceso un semaforo verde per un accordo sul clima. Cittadini, media, associazioni, imprese, istituzioni religiose e ogni tipo di istituzione chiedono a gran voce di prendere l’unica decisione giusta: firmare un ambizioso accordo sul clima.”
Per il WWF, c’è da fare una scelta molto chiara: i leader possono cogliere questa opportunità unica e cercare di riparare i danni prima che sia troppo tardi, permettendo alle persone e alle imprese in tutto il mondo di iniziare una transizione non traumatica verso un’economia a basso contenuto di carbonio e beneficiarne il prima possibile. Oppure possono rimandare questa decisione, mettere a rischio le vite di milioni di persone e privare il mondo della più grande opportunità della nostra vita: un futuro sostenibile, fondato sulla qualità e non sullo spreco.
“Licenziare un accordo sul clima di sostanza, in linea con la scienza e legalmente vincolante non è una punizione. E’ un’incredibile opportunità politica ed economica. L’umanità è sempre evoluta quando ha trasformato i rischi (e questa volta siamo di fronte a un rischio davvero tremendo) in opportunità. L’accordo sul clima costituisce il documento più importante che i politici potranno e dovranno mai firmare nella loro vita – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.
Un forte accordo sul clima potrebbe dare a milioni di imprese la possibilità di passare a un futuro a basso contenuto di carbonio. Non solo potrebbe sollevare molte economie in crisi, liberare molti Paesi dalla povertà, dare una possibilità a persone che non ne hanno mai avuta una, ma potrebbe anche ridurre le guerre, la fame nel mondo e i disastri naturali.
“Chiunque riconosca le enormi opportunità e benefici che possono derivare da un forte accordo sul clima, e i rischi di un mancato accordo, è un vero leader – ha detto Midulla del WWF Italia.
L’accordo sul clima raggiunto a Copenhagen deve garantire importanti riduzioni delle emissioni da parte dei Paesi industrializzati, insieme a un sostegno pianificabile e a lungo termine per proteggere i Paesi in via di sviluppo dagli effetti dei cambiamenti climatici e consentire loro di progredire verso un futuro a basso contenuto di carbonio. E deve fornire una cornice normativa per un’ambiziosa azione per il clima in modo da limitare le emissioni nei paesi in via di sviluppo.
“All’apertura del vertice gli elementi sul tavolo non sono sufficienti. Gli impegni promessi finora non potranno mantenere l’aumento delle temperature globali sotto i 2 gradi, il limite indicato dagli scienziati per scongiurare i rischi inaccettabili di un cambiamento climatico fuori controllo – ha detto Midulla – Tutto questo deve cambiare entro i prossimi 12 giorni, tempo in cui i leader devono trovare il modo di soddisfare le aspettative di milioni di persone.”
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PARTE IL “CLIMATE EXPRESS” BRUXELLES-COPENAGHEN
Venerdì, 4/12/2009
PARTE IL “CLIMATE EXPRESS” BRUXELLES-COPENAGHEN
Il simbolico viaggio iniziato da Kyoto il 19 novembre
si chiuderà il 5 dicembre nella capitale danese
Ultima tratta Bruxelles-Copenaghen a bordo di un treno a emissioni zero che porterà al vertice sul Clima 400 eco-passeggeri
“Se i passeggeri avessero raggiunto Copenaghen in aereo,
avrebbero prodotto 115kg di CO2 a testa”
Il 5 dicembre il Direttore Generale dell’Unione Internazionale delle Ferrovie (UIC) Jean-Pierre Loubinoux, ideatore dello speciale treno per Copenaghen, insieme al direttore generale dell’UNEP Achim Steiner e al direttore generale del WWF James P. Leape, ospiteranno a bordo del treno “Climate Express” più di 400 eco-passeggeri - negoziatori del trattato sul clima, ambientalisti e giornalisti, business leader - per portarli a Copenaghen, sede del vertice sul Clima (COP 15), che inizierà il 7 dicembre. L’obiettivo del viaggio è di supportare e incoraggiare i decisori politici nell’elaborare il trattato che dovrà succedere al Protocollo di Kyoto, il primo impegno internazionale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Il viaggio è anche l’occasione per sottolineare che il futuro accordo sul clima e le relative politiche di attuazione devono affrontare anche le emissioni in aumento del settore trasporti.
Il viaggio del “Climate Expert Team”, organizzato dalle ferrovie russe (RZD), è iniziato tre settimane fa a Kyoto, luogo di nascita dell’attuale Protocollo sul clima, ha percorso la transiberiana toccando le località maggiormente sensibili ai cambiamenti climatici e arriverà a Copenaghen portando uno speciale messaggio sull’importanza della mobilità sostenibile.
Il Climate Express per Copenhagen sarà il ‘contenitore’ di un gran numero di attività a bordo, compresi dibattiti, workshop, proiezione di film, spunti per discutere dei negoziati sul clima che si terranno nei giorni successivi.
Il viaggio sarà a emissioni zero: l’energia per la locomotiva deriva interamente da fonti rinnovabili. Se i passeggeri avessero raggiunto Copenaghen in aereo, avrebbero prodotto 115kg di CO2 a testa.
Connie Hedegaard, ministro danese e commissario all’Azione sul Clima al Summit, Soren Eriksen, CEO delle ferrovie danesi (DSB) e Kim Carstensen, leader della Global Climate Initiative del WWF internazionale daranno il benvenuto al treno al suo arrivo a Copenaghen.
A bordo Stefano Leoni, presidente del WWF Italia, per ribadire quanto sia importante che l’Italia contribuisca all’approvazione di un accordo sul clima equo, in linea con le indicazioni della comunità scientifica e legalmente vincolante. In questi giorni prosegue la Campagna internazionale WWF “Un voto per la Terra” che invita i cittadini di tutto il mondo a partecipare votando sul web dal sito www.wwf.it
Il Climate Express rappresenta il tratto finale del progetto “Treno per Copenhagen”, organizzato dall’Unione Internazionale delle Ferrovie (UIC) con il supporto della Campagna ONU “Seal the Deal” e del WWF.
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Parte la CLIMA-CAR
Lunedì, 16/11/2009
SEMAFORO VERDE PER LA “CLIMA-CAR” DEL WWF!
AL VIA IL ROADSHOW PER IL CLIMA CHE RACCOGLIE
“VOTI PER LA TERRA” DA PORTARE A COPENHAGEN
A 20 giorni dal Vertice sul Clima,
stretta finale della mobilitazione globale sul web - www.wwf.it
E’ partita stamattina – con a bordo uno spassosissimo equipaggio composto da Antonello Dose e Marco Presta della trasmissione Radio Rai “Il Ruggito del Coniglio” – la ‘clima-car’ del WWF, l’auto elettrica che da oggi fino al 18 dicembre girerà per le vie, le piazze, i mercati, le sedi istituzionali e giornalistiche di tutta Roma in un serrato roadshow per il clima in vista della fatidica Conferenza di Copenaghen ormai alle porte.
La ‘clima-car’, munita di webcam e computer, porterà sul tetto il countdown con i giorni che mancano al Summit, mentre all’interno è una vera e propria urna virtuale in cui tutti i cittadini potranno registrare il proprio “Voto per la Terra” e un video-messaggio, facendo sentire la massima pressione possibile sui leader del pianeta affinché a Copenhagen raggiungano un accordo sul clima equo, ambizioso, efficace e vincolante. I voti raccolti nella capitale si aggiungeranno a quelli di milioni di cittadini che da tutto il mondo stanno votando in una mobilitazione web senza precedenti (in Italia su www.wwf.it), e verranno prima visualizzati online su una speciale mappa di Google aggiornata di continuo, e poi, il 16 dicembre, saranno portati direttamente a Copenhagen e mostrati su un grande mappamondo luminoso collocato davanti alla sede del vertice dove saranno riuniti i Capi di Stato.
Stamattina il viaggio inaugurale della ‘clima-car’ ha portato gli irrefrenabili eco-“Conigli” Dose e Presta dalla sede Rai di Via Asiago fino al Teatro Roma, dove hanno fatto irruzione, tra centinaia di studenti, alla proiezione del film-docu sul cambiamento climatico “The Age of Stupid”, organizzata dal WWF e dal IX Municipio di Roma per le scuole della capitale. Al termine dell’evento – a cui hanno partecipato anche Susi Fantino, presidente del IX Municipio di Roma, Antonello Pasini, ricercatore del CNR (Institute of Atmospheric Pollution Research), Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, Vanessa Ranieri, presidente del WWF Lazio – i “Conigli” hanno consegnato lo striscione “Ogni voto per la Terra è un voto per te” ai ragazzi, che hanno poi registrato attraverso la webcam della ‘clima-car’ i propri video-messaggi per i leader del pianeta.
“Nel momento culminante di questo fatidico ‘Anno del Clima’, la nostra campagna chiede l’aiuto delle persone, partendo dai ragazzi che rischiano di vedere gli effetti più tragici del riscaldamento globale – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – Abbiamo creato un canale che consente a tutti di manifestare ai governanti la volontà degli elettori presenti e futuri perché a dicembre, a Copenaghen, sia raggiunto un accordo davvero capace di fermare i cambiamenti climatici. La voce dell’opinione pubblica è essenziale per impedire che i politici pensino soltanto all’oggi, al giorno per giorno: oggi il mondo ha disperatamente bisogno di veri leader, capaci di preservare e dare un senso al futuro, di trasformare la più grande sfida mai affrontata dalla civiltà umana in una opportunità, quella della terza rivoluzione industriale, quella della sostenibilità”.
La “clima-car” WWF, prodotta dall’azienda italiana Micro-Vett, leader del settore e fornitore ufficiale di veicoli elettrici per il Comune di Copenaghen, rappresenta anche un’importante occasione per sensibilizzare il grande pubblico sull’impatto del settore trasporti, responsabile di oltre il 28% delle emissioni di gas serra in Italia e del 23% delle emissioni globali, oltre che sulla necessità di ridurre la propria impronta di carbonio preferendo stili di vita e modelli di consumo sostenibili. Il WWF Italia ritiene infatti che l’efficienza energetica dei mezzi elettrici sia nettamente superiore a quella dei motori a scoppio, e indica come via da perseguire un incremento dell’utilizzo di auto elettriche alimentate da un mix energetico che privilegi sempre più le fonti rinnovabili, le cui emissioni sono prossime allo zero, a scapito delle fonti fossili, carbone in primis, assolutamente da evitare per l’elevatissimo impatto ambientale.
La campagna “Un voto per la Terra – Vote Earth” rappresenta il momento cruciale delle iniziative organizzate per l’Anno del Clima dalla campagna Generazione Clima del WWF, a chiusura di un intero anno di azioni di sensibilizzazione, mobilitazione, relazioni con le imprese e pressing sulle istituzioni, con l’obiettivo di avviare un nuovo futuro nel segno della sostenibilità e vincere la sfida dei cambiamenti climatici.
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Fiocco azzurro a Bioparco! Intanto il nuovo Direttore Tullio Scotti pensa alle case farmaceutiche come possibili sponsor
Venerdì, 9/10/2009
Nato sotto il segno della Bilancia (ha visto la luce alle 14,30 del 28 settembre scorso), il giraffino del Bioparco di Roma ha fatto oggi la sua prima uscita ufficiale alla presenza dell’assessore comunale all’Ambiente Fabio De Lillo, del presidente della Fondazione Bioparco di Roma Paolo Giuntarelli, e del nuovo direttore del Bioparco Tullio Scotti. Il cucciolo aspetta, ora, che i bambini scelgano il suo nome inviando una mail (entro il 15 ottobre) al Bioparco (info@bioparco.it). E intanto si lascia fotografare nel cortile della Casa delle Giraffe mentre passeggia insieme alla mamma Cameron (5 anni), alla nonnna Carroll (17 anni mamma di Cameron, entrambe arrivate al Bioparco nel 2006 da uno zoo della Repubblica Ceca), alla giraffina Esperanza (nata al Bioparco nell’agosto 2006) e a Rocco, il papà, L’anziano maschio ha 25 anni (la vita media delle giraffe è 25-30 anni!) e, prima di arrivare al Bioparco, è stato costretto a lavorare in un circo e poi, diventato troppo anziano, è stato ceduto ad un parco di divertimenti dove ha vissuto recluso in uno spazio angusto, finché le forze dell’ordine lo hanno salvato affidandolo al Bioparco nel 2005. Lo si riconosce perché è più alto e più scuro delle femmine.
Il parto - durato due ore sotto lo sguardo vigile dei veterinari e dello staff zoologico - è andato più che bene. Alla nascita il cucciolo era alto circa 1 metro e 70 cm e pesava 75/80 chili. I guardiani del reparto erbivori avevano predisposto un letto di paglia all’interno della stalla per attutire la caduta del neonato, che è avvenuta dalla ragguardevole altezza di 2 metri (Le giraffe sono gli animali più alti del mondo!).
Alla presentazione del cucciolo il neo Direttore del Bioparco Tullio Scotti non nascondeva l’emozione e la felicità:” Un animale che nasce in cattività è sempre un evento eccezionale e rappresenta uno stato di benessere generale”.
Ma quanto costa al Bioparco curare e mantenere in salute i circa 1200 animali che ospita? “Costa tanto – commenta Scotti – soprattutto tenendo conto che non esiste nessuna forma di “assistenza sanitaria” per gli animali. Per questo sarei favorevole ad una sponsorizzazione delle case farmaceutiche all’interno del Bioparco”.
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Non ci sono alternative: Copenhagen deve essere un successo!
Martedì, 22/9/2009
WWF: “SUL CLIMA CINA E GIAPPONE PRENDONO LA LEADERSHIP.
NON CI SONO ALTERNATIVE:
COPENHAGEN DEVE ESSERE UN SUCCESSO”
Al vertice delle Nazioni Unite celebrato oggi a New York, Cina e Giappone hanno mostrato una forte leadership nell’azione contro i cambiamenti climatici.
“I capi di Stato dei due Paesi hanno dato un messaggio univoco affermando che l’unica alternativa possibile per vincere la sfida del clima è che Copenhagen sia un successo – ha dichiarato Michele Candotti, direttore generale del WWF Italia – Ci complimentiamo per la sorprendente leadership dimostrata dai due più importanti protagonisti dell’Est Asiatico. Sia il presidente Hu che il primo ministro Hatoyama hanno capito in modo inequivocabile che i negoziati devono accelerare e diventare molto più ambiziosi, e hanno dimostrato il proprio impegno a implementare una serie di misure concrete per trasformare la retorica in azione.”
Parlando per conto dell’Unione Europea il primo ministro svedese ha espresso il suo impegno per il successo di Copenhagen. Ma ha anche evidenziato il rischio che i negoziati per il nuovo trattato sul clima possano fallire se i Governi non migliorano la propria azione.
“Esortiamo l’Unione Europea ad andare oltre le attuali promesse, in particolare per quanto riguarda il supporto finanziario ai Paesi in via di sviluppo, poiché questo è uno dei principali impedimenti alla riuscita dei negoziati per il clima” ha detto Michele Candotti, direttore generale del WWF Italia. “Il presidente Obama ha riconosciuto l’urgenza del cambiamento climatico e ha promesso che gli Stati Uniti faranno la loro parte. Tuttavia il discorso nel suo complesso rappresenta un’opportunità mancata per gli Stati Uniti di assumere un ruolo di leadership. Dispiace inoltre che Obama non abbia riaffermato il suo precedente appello per un supporto finanziario alla sfida del clima in vista del vertice G20 che si riunirà tra pochi giorni.”
“Il presidente delle Maldive ha detto chiaramente che l’azione per il clima è una questione di sopravvivenza per i piccoli Stati insulari e altri Paesi particolarmente vulnerabili – ha aggiunto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – Questo è il terribile avvertimento indirizzato a tutti i Paesi: le emissioni globali devono arrivare al picco massimo prima del 2017 e Copenhagen deve garantire che ciò avvenga producendo un documento legalmente vincolante.”
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VERSO COPENHAGEN – GREENPEACE e WWF
Martedì, 22/9/2009
“IL TESTO DEL TRATTATO SUL CLIMA DELLA SOCIETA’ CIVILE,
EQUO ED EFFICACE,
CONSEGNATO AI NEGOZIATORI”
Nel percorso verso il Summit sul clima di Copenhagen, Greenpeace e WWF si sono impegnate, insieme ad altre associazioni internazionali, per stilare un proprio “Trattato sul Clima per Copenhagen”: il lungo testo, che è stato già distribuito ai negoziatori di 192 paesi, ha impegnato per un anno le principali associazioni mondiali che si occupano delle politiche climatiche.
Il documento contiene un vero e proprio testo legislativo che evidenzia gli elementi chiave necessari per concludere un accordo globale equo e ambizioso, in grado di mantenere gli impatti dei cambiamenti climatici al di sotto dei livelli di rischio inaccettabili identificati dalla maggior parte degli scienziati. Dopo aver considerato le osservazioni e i contributi giunti da vari esperti è in preparazione un testo affinato del trattato che verrà presentato nel corso delle prossime sessioni negoziali, prima dell’appuntamento clou per il Summit di Copenaghen a dicembre.
Il documento descrive il percorso che il mondo dovrebbe avviare per evitare cambiamenti climatici catastrofici, riconoscendo che l’incremento delle temperature globali deve mantenersi al di sotto dei 2 gradi centigradi. Si stabilisce un tetto globale alle emissioni – e un idoneo budget di carbonio – e si spiega in dettaglio come i Paesi in Via di Sviluppo e quelli industrializzati possano contribuire alla salvezza del pianeta e delle popolazioni, coerentemente con i propri mezzi e le proprie responsabilità. Il documento mostra infine come i Paesi più poveri e vulnerabili del mondo possono essere protetti e risarciti.
“E’ la prima volta nella storia che una coalizione di gruppi della società civile fa un passo di questo genere. Abbiamo stilato quello che a oggi è il più coerente documento legislativo che mostri soluzioni per il clima bilanciate e credibili, basate sull’equità e la scienza” – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.
“Abbiamo posto al centro di questo Trattato la protezione del clima insieme a quella del pianeta e delle popolazioni di tutto il mondo e ci aspettiamo che i governi facciano altrettanto – ha dichiarato Francesco Tedesco, Responsabile Energia e Clima di Greenpeace. “Ciò di cui abbiamo bisogno per raggiungere a Copenaghen l’accordo ambizioso che il mondo sta aspettando è una semplice operazione di ‘copia-incolla’ di questo testo”.
Il Trattato chiede un accordo legalmente vincolante che consista di 3 parti: l’aggiornamento del protocollo di Kyoto per rafforzare gli obblighi dei Paesi industrializzati; un nuovo protocollo di Copenhagen che contenga impegni legalmente vincolanti per i Paesi industrializzati, compresi gli USA, e stabilisca percorsi a basso contenuto di carbonio per i Paesi in Via di Sviluppo, sostenuti dal mondo industrializzato; un insieme di decisioni che prepari il terreno di lavoro per i prossimi 3 anni.
L’adattamento è un’altra componente chiave del Trattato che definisce una Adaptation Action Framework (Piano d’azione per l’adattamento) che include sussidi, indennità e compensazioni per i Paesi più vulnerabili. “L’aiuto ai Paesi più poveri e vulnerabili del Pianeta per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici ormai inevitabili è un elemento cruciale. Senza un Trattato ambizioso ed efficace a Copenhagen andremo sempre più incontro a guerre per le risorse, sconvolgimenti, rifugiati ambientali e catastrofi naturali” sottolineano WWF e Greenpeace.
Il Trattato sul Clima per Copenhagen include i seguenti punti:
- Le emissioni globali di carbonio per il 2020 da tutte le fonti di gas serra non dovrebbe superare 36.1 Gt CO2e (equivalenti), portando le emissioni al di sotto dei livelli del 1990 ed entro il 2050 dovrebbe essere ridotto fino a 7.2 Gt CO2e, in altre parole dell’80% al di sotto dei livelli del 1990.
- La proposta di una nuova istituzione – la Copenhagen Climate Facility – per gestire i processi per il taglio delle emissioni, l’adattamento e la protezione forestale secondo il nuovo trattato globale.
- La ricetta per un piano di azioni a lungo termine sia per i paesi sviluppati (Zero Carbon Action Plans, ZCAPs) che per quelli in via di sviluppo (Low Carbon Action Plans, LCAPs).
- Obiettivi vincolanti per i Paesi di più recente sviluppo (NICs) - come Singapore, Corea del Sud e Arabia Saudita - in linea con il principio della Convenzione di stabilire responsabilità e capacità comuni ma differenziate.
Per giungere ad un accordo ambizioso ed efficace a Copenaghen, Greenpeace e WWF chiedono che:
- I Paesi industrializzati, come gruppo, si impegnino a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990.
- I Paesi industrializzati, come gruppo, si impegnino a fornire risorse finanziarie addizionali ai Paesi in Via di Sviluppo pari ad almeno 150 miliardi di dollari all’anno (fino al 2020) per supportare la transizione verso un sistema energetico pulito basato su fonti rinnovabili, per fermare la distruzione delle foreste tropicali e per misure di adattamento agli inevitabili impatti del cambiamento climatico.
- I Paesi in Via di Sviluppo si impegnino a ridurre la crescita delle proprie emissioni del 15-30% al 2020 rispetto a uno scenario “business-as-usual”.
- Soluzioni pericolose, come ad esempio l’energia nucleare, non rientrino tra le opzioni finanziabili all’interno del Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni.
- La deforestazione (e le emissioni ad essa associate) sia fermata in tutti i Paesi in Via di Sviluppo al più tardi entro il 2020. L’obiettivo “Deforestazione ZERO” deve essere raggiunto già entro il 2015 in Amazzonia, Congo e Indonesia.
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