Medicina

Arriva l’influenza

Mercoledì, 24/1/2007

Si chiama Wisconsin ma non e’ lo stato degli Stati Uniti bensi’ il soprannome del virus H3N2 che combinato ai ceppi Nuova Caledonia e Malaysia portera’ in giro l’influenza 2007, detta “l’Americana”. I medici invitano a prevenirlo vaccinandosi e in caso di contagio a combattere il virus con farmaci antivirali e non con gli antibiotici.  “Quella di quest’anno non e’ diversa da quella degli anni passati: i sintomi sono febbre alta, forte mal di testa, difficolta’ respiratorie e dolore diffuso”, ha detto ai giornalisti in sala il prof. Giampiero Carosi, presidente della Societa’ italiana di malattie infettive e tropicali che ha sottolineato come l’influenza sia un fenomeno virale e quindi non vada trattata con antibiotici. “L’antibiotico non va usato per tre motivi: primo non fa nulla perche’ l’influenza e’ un fenomeno virale, secondo possiamo creare delle resistenze ai batteri gia’ presenti nel corpo e se siamo alle prese con una complicazione dell’influenza, come una polmonite, il medico non riesce a capire l’agente scatenante del fenomeno nel paziente”, ha aggiunto Carosi indicando nei vaccini e negli antivirali l’unica soluzione rapida alla sindrome.

L’influenza colpisce ogni anno circa il 10% della popolazione italiana e questo comporta costi ingenti in termini sia di sanita’ nazionale che di produttivita’. L’economista Carlo Lucioni, direttore di Ricerca dell’Istituto di Economia Sanitaria ha presentato alcuni dati sui costi legati alla sindrome virale questa mattina in un convegno a Milano organizzato dalla Societa’ italiana di Medicina generale e da quella di Malattie infettive e tropicali. “Il costo medio dell’influenza per paziente in Italia si aggira attorno ai 330 euro”. A comporre questo dato sono i costi medi diretti legati alle visite, ai ricoveri e ai farmaci (36 euro per paziente) e i costi indiretti generati dalle assenze da scuola e lavoro che ammontato a circa 329 euro per paziente, secondo la ricerca condotta dallo stesso Lucioni. “Nel caso di pazienti a rischio, come gli anziani, sono i costi diretti a incidere di piu’, mediamente 4 volte rispetto a un paziente non a rischio”, sostiene Lucioni che sottolinea come i veri danni siano quelli provocati alla produttivita’ quando a essere colpito e’ un lavoratore “perche’ per la breve durata dell’assenza le aziende non sono capaci di riorganizzarsi”. In Italia le giornate di assenza dal lavoro per episodi di influenza clinicamente diagnosticata sono in media 5, secondo uno studio condotto dai medici di basi. Un dato in linea con l’Europa (in Finlandia sono 4,9, in Francia 4, in Svizzera 4,3) ma che si discosta da quello dei paesi anglosassoni, secondo quanto rilevato da altre ricerche: nel Regno unico sono 2,8 e negli Usa 3,3. (AGI)

In India torna la paura della Polio:oltre 400 casi nel 2006

Venerdì, 27/10/2006

New Delhi, 24 ott. - In India torna la paura della poliomielite, che nell’ultimo anno ha colpito 416 persone, un quarto dei malati nel mondo. L’allarme e’ stato lanciato dal ministero della Salute dopo che a New Delhi, dove l’incubo della polio era assente da quasi due anni, e’ stato registrato il quarto caso in pochi giorni.
“La situazione e’ molto seria e preoccupante”, hanno fatto sapere dal ministero, specificando che il virus ha colpito soprattutto la provincia settentrionale dell’Uttar Pradesh e si sta diffondendo velocemente nelle aree circostanti. Per far fronte all’emergenza, il governo avviera’, a partire dalla seconda settimana di novembre, una campagna di vaccinazione straordinaria che interessera’ 120 milioni di bambini. Il nuovo allarme polio arriva in un momento in cui le autorita’ sanitarie stanno risolvendo l’emergenza provocata dalla febbre dengue, che da agosto ha fatto non meno di 40 vittime e colpito piu’ di 3.300 persone.
Oltre che in India, la poliomielite e’ ancora endemica in Pakistan, Afghanistan, Europa orientale e Africa. L’infezione virale, che soprattutto nei bambini molto piccoli si puo’ diffondere al midollo spinale provocando la paralisi, si trasmette principalmente attraverso le feci.

La Tv è un efficace analgesico per i bambini

Venerdì, 18/8/2006

 La televisione come analgesico contro il dolore nei bambini funziona. Lo ha accertato un esperimento condotto su 69 bambini dai sette ai dodici anni, divisi per gruppi, dal dottor Carlo Belleni del dipartimento di neonatologia del policlinico universitario delle Scotte di Siena. Il dolore di un esame, ad esempio un prelievo di sangue, viene superato grazie all’interesse che cartoni animati, in particolare quelli giapponesi, trasmessi da una televisione hanno suscitato nei bambini sottoposti all’esperimento i cui risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal.
“Abbiamo studiato gli effetti della distrazione riguardo il dolore - dichiara all’Agi il dottor Belleni- accertandone la differenza dei livelli quando non c’e’ alcuna distrazione, quando e’ presente la mamma, e quando c’e’ la televisione accesa”. In quest’ultimo caso il livello del dolore e’ risultato piu’ basso perche’ la televisione capta in maniera piu’ efficace l’attenzione dei bambini e genera anche piacere.
Uno stato d’animo che permette di rilasciare degli ormoni, le endorfine che hanno un’azione analgesica naturale per l’organismo umano. Sottolinea inoltre il dottor Belleni che “il nostro cervello ha dei meccanismi per i quali non riesce a mantenere piu’ stimoli contemporaneamente”. Evidentemente gli stimoli piacevoli dei cartoni animati in tv sono superiori a quelli del dolore di una puntura. Puo’ funzionare una tecnica simile anche negli adulti?. Belleni, che da anni si occupa del dolore nei neonati e nei bambini in questo caso non ha certezze: “Bisognerebbe vedere come catturare l’attenzione delle persone adulte”.

Agi

TURCO: LEGGE PER PARTO SICURO E INDOLORE

Venerdì, 14/7/2006

Diffusione gratuita della pratica dell’epidurale per garantire a tutte le donne un parto indolore. E’ la novita’ piu’ importante di un provvedimento varato oggi dal Consiglio dei ministri su proposta del titolare della Salute, Livia Turco. La normativa, che tende a rendere piu’ sicura e utile per tutte le donne l’assistenza al parto, ha la finalita’, ha spiegato il ministro al termine della riunione, di rendere meno frequente il ricorso al parto cesareo che, specialmente al sud del Paese, ha raggiunto una frequenza del 45,4%. Fra gli altri scopi della normativa spiegati dal ministro una adeguata assistenza ai bambini nei primi mesi di vita, anche con punti di riferimento precisi sul territorio “per affrontare le patologie piu’ complesse dei neonati”, attivando i centri territoriali per l’assistenza ai bambini.
   Importante, ha specificato ancora il titolare della Salute, “rendere gratuiti i livelli essenziali di assistenza, compresa l’epidurale per garantire il parto indolore a tutte le donne”.
   La legge indica i livelli essenziali di assistenza alle partorienti che “avranno valore cogente”, ha assicurato la Turco, con risorse economiche orientate in questa direzione.
   Alle donne che attendono un bambini viene garantire una assistenza preventiva con il “potenziamento della continuita’ assistenziale prima, durante e dopo il parto per evitare anche - ha spiegato - le situazioni di abbandono dei bambini subito dopo la nascita”.

AGI

Via libera dell’europa al vaccino contro le gastroenteriti pediatriche

Giovedì, 6/7/2006

il vaccino pentavalente orale contro il rotavirus di Sanofi Pasteur MSD (vaccino contro il rotavirus, vivo, orale), ha ricevuto l’autorizzazione alla messa in commercio da parte dell’Unione europea. Il farmaco, si legge nell’indicazione approvata, ‘’e’ indicato per l’immunizzazione attiva dei neonati, a partire dalla sesta settimana di vita, per la prevenzione delle gastroenteriti dovute alle infezioni da rotavirus'’. Dagli studi clinici emerge che la sua efficacia e’ stata dimostrata contro cinque sierotipi di rotavirus. In Europa RotaTeq e’ l’unico vaccino con un’indicazione di copertura contro le patologie provocate dai 5 tipi di rotavirus predominanti. ‘’La gastroenterite pediatrica da rotavirus e’ una patologia molto comune nei neonati e nei bambini e che puo’ essere grave a causa della sua imprevedibilita’. Infatti, le gastroenteriti acute rappresentano uno dei motivi principali per cui in Europa vengono ricoverati i neonati. Ecco perche’ - aveva dichiarato il professor Pierre van Damme, Medical director del Centro di riferimento per la valutazione delle vaccinazioni per l’OMS presso l’universita’ di Antwerp in Belgio, durante il VII Simposio rotavirus a Lisbona lo scorso 12 giugno - noi ci aspettiamo grandi benefici dalla vaccinazione contro il rotavirus'’. ‘’Tuttavia non sono solo l’evoluzione dei sintomi e la gravita’ della malattia ad essere imprevedibili. Non e’ possibile stabilire neanche quale tipo di rotavirus colpira’ i neonati. Ecco perche’ la vaccinazione dovrebbe offrire la piu’ ampia protezione possibile'’ Nello studio su larga scala ‘Rotavirus Efficacy and Safety Trial REST’ (studio di efficacia e sicurezza della vaccinazione contro rotavirus), RotaTeq ha permesso di prevenire il 98% delle Gastroenteriti pediatriche da Rotavirus (PRG) gravi causate dai tipi di rotavirus G1, G2, G3 e G4. Le ospedalizzazioni correlate e le visite in pronto soccorso si sono ridotte del 94.5%. Inoltre, RotaTeq ha ridotto del 100% anche i ricoveri e le visite al pronto soccorso causate dal rotavirus di tipo G9.

 (AGE)

Sotto processo il medico che denunciò il legame tra il vaccino del morbillo e l’autismo

Lunedì, 12/6/2006

Andrew Wakefield, il medico che nel 1998 denuncio’ il legame tra il vaccino Mmr (morbillo, parotite, rosolia) e l’autismo finira’ sul banco degli accusati: il General Medical Council britannico ha deciso di metterlo sotto processo per mancanza di etica professionale e la misura, scrive il quotidiano ‘The Independent’, dovrebbe scrivere la parola fine su un dibattito che, da anni, ha risonanza mondiale.
Andrew Wakefiel, il cui studio apparve su ‘Lancet’, e’ accusato di aver pubblicato una ricerca “non adeguatamente fondata”, di aver ottenuto fondi “in maniera sconveniente” e di aver sottoposto bambini a ricerche “non necessarie e invasive”.
Quando apparve sull’autorevole rivista medica britannica, l’articolo scateno’ una vivace polemica che, stando alle statistiche, negli anni successivi sembro’ convincere molti genitori a boicottare il vaccino trivalente e fece calare la percentuale dei bambini immunizzati.
Nel 2004, si scopri’ che, all’epoca in cui compiva la ricerca, Wakefield aveva ricevuto 55.000 dollari dal Legal Aid Board (gli avvocati dei genitori dei bimbi con danni neurologici apparentemente legati all’Mmr) per cercare prove da utilizzare in un’eventuale azione legale contro le industrie farmaceutiche; e ‘Lancet’ lo accuso’ di non aver dichiarato l’eventuale conflitto di interesse che avrebbe potuto influenzare le sue ricerche

Agi

25 anni fa veniva scoperto l’Aids. Unicef e Music Box insieme per dare voce a 15 milioni di orfani

Lunedì, 5/6/2006

Il 5 giugno 1981 la rivista dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle malattia (Cdc) statunitense pubblico’ il caso di cinque pazienti omosessuali con sintomi di una patologia fino ad allora sconosciuta: l’Aids. Da allora la diffusione di quella che e’ stata chiamata la ‘peste del 2.000′ e’ dilagata.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite contro l’Aids (Unaids), alla fine del 2005 c’erano 38,6 milioni di persone che convivevano con il virus Hiv.
Nonostante i numerosi passi in avanti nell’accesso di farmaci, l’Oms ritiene che “la risposta alla malattia continui ad essere molto debole”. E i numeri confermano questa affermazione: nel corso del 2005 solo il 9% degli uomini che hanno avuto rapporti con altri uomini avevano ricevuto qualche tipo di informazione sulla prevenzione dell’Hiv. Identica la percentuale per le donne incinte. Non solo: nonostante il 90% dei Paesi abbia una strategia nazionale per combattere l’Aids, i sistemi per applicare queste politiche sono giudicati dall’agenzia Onu contraddittori e i programmi di prevenzione raggiungono solo una minoranza. Inadeguato anche l’aiuto fornito ai 15 milioni di bambini rimasti orfani per colpa dell’infermita’.

Peter Piot, direttore di Unaids, ha detto che il quadro non e’ rassicurante, visto che il virus e’ aumentato in quasi tutti le parti del mondo. “Le epidemie si stanno diversificando e le persone che si contagiano perche’ hanno relazioni sessuali senza protezione e utilizzano acque non disinfettate”. Di qui, l’impegno per i governi: “Per la prima volta, dopo un quarto di secolo dalla scoperta della malattia, il mondo -si legge nel rapporto- ha i mezzi per cominciare a invertire l’evoluzione dell’Aids. Ma il successo dipendera’ da un accordo senza precedenti tra tutti gli attori sociale per dare una risposta coordinata alla malattia e per mantenerla nel corso del tempo”.
Questi gli elementi piu’ significativi dello studio, compilato sulla base dei dati affluiti all’Onu alla fine del 2005. E con il termine ’sieropositivi’ si intendono anche i malati di Aids conclamato, dal momento che lo studio Onu non separa i due dati.

 

I Dati
DIFFUSIONE E MORTALITA’ - Da quando fu scoperto il primo caso, nel 1981, l’Aids ha ucciso piu’ di 25 milioni di persone in tutto il mondo.
- I contagiati dal virus Hiv sono stati invece 65 milioni.
- Attualmente i sieropositivi sono circa 38,6 milioni.
AREE GEOGRAFICHE - L’Africa Sub-sahariana e’ l’area del mondo piu’ colpita, con circa 25 milioni di sieropositivi.
- In Asia i sieropositivi sono 8,3 milioni, di cui 5,7 milioni nella sola India.
- Nell’Europa orientale e nell’Asia centrale i sieropositivi sono 1,5 milioni, compresi i 220mila nuovi contagiati nel 2005.
- In America Latina i sieropositivi sono 1,6 milioni di cui 140mila nuovi contagiati.
-In Medio Oriente i sieropositivi sono 440mila, di cui 64mila nuovi contagiati. Nonostante il tasso sia solo dello 0,1 per cento sul totale della popolazione, l’Aids si sta diffondendo in maniera preoccupanti in diversi paesi tra cui Algeria, Iran, Libia e Marocco.
- Entro il 2015 nei 60 paesi piu’ colpiti dall’Aids avranno 115 milioni di abitanti di quelli che avrebbero avuto senza la malattia.
DURATA MEDIA DELLA VITA - L’aspettativa di vita nell’Africa sub-sahariana e’ oggi di 49,1 anni e anche se nel 2050 arrivera’ a 65,4 anni, sara’ comunque tra 12 e 17 anni in meno che nel resto del mondo.
INFANZIA - In Africa il 9 per cento dei bambini sotto i 15 anni ha perso uno o entrambi i genitori per colpa dell’Aids SICUREZZA - L’Aids e’ talmente diffuso tra i giovani in eta’ di leva da rischiare di compromettere la sicurezza di alcuni paesi. Gia’ oggi Russia, Mozambico, Etiopia e Zimbabwe faticano a trovare reclute in buona salute per le proprie forze armate e polizia.
RIPERCUSSIONI ECONOMICHE -L’Aids sottrae forza lavoro all’economia di molti paesi e innesca cosi’ un circolo vizioso di bassa crescita, poverta’, sottoalimentazione e aumento della mortalita’ infantile

AGI

UNICEF E MUSIC BOX INSIEME PER DAR VOCE A 15 MLN DI ORFANI
Sono arrivati piu’ di 11.000 lavori in un mese, circa 400 lavori al giorno, che hanno evidenziato un grande coinvolgimento del pubblico di Music Box nella campagna ‘’Uniti per i bambini, Uniti contro l’AIDS’ nell’ambito della quale l’emittente sta sostenendo l’UNICEF . E proprio oggi sono stati resi noti i vincitori dell’iniziativa - concorso ‘Urla per i 15 milioni di orfani dell’AIDS’ sul dramma dei milioni di bambini resi orfani da questa spaventosa malattia che prevede di devolvere all’Unicef il ricavato di tutti gli sms che i telespettatori inviano per scegliere il loro videoclip preferito in tempo reale; anche gli investitori del canale, da sempre attenti alle iniziative speciali di Music Box, hanno la possibilita’ di acquistare un quantitativo di spot a tariffa agevolata all’interno del progetto e contribuire cosi’ alla campagna UNICEF.
Ogni minuto - ricorda l’organizzazione delle Nazioni Unite - un bambino muore per cause correlate all’HIV/AIDS, e quattro nuovi contagi avvengono fra adolescenti di eta’ inferiore ai 15 anni. E sono oltre 15 milioni i bambini nel mondo che hanno perduto uno o entrambi i genitori a causa della malattia.
L’iniziativa ha coinvolto spettatori di tutte le eta’, sia maschi che femmine, dai dieci ai 30 anni: a testimonianza che l’AIDS e’ un tema capace di suscitare l’interesse di tutti i ragazzi, naturalmente in maniera diversa. Guidati da insegnanti e professori com’e’ il caso di Valerio Bruno di 11 anni e di Maria Artone di 14 anni, studenti di scuola media, o come Ilaria Paoli e Maurizia Cocchi che hanno deciso di ‘urlare’ per gli orfani dell’AIDS a loro, un urlo ’solitario’ma non per questo meno forte. Nella categoria testi il 40% sono state poesie, segno che i ragazzi stanno riscoprendo questa forma di comunicazione per esprimersi.
Rispetto a foto e testi, sono stati inviati meno disegni (20%): categoria scelta prevalentemente dai ragazzi delle scuole medie, a conferma che il disegno e’ una forma espressiva che i ragazzi tendono ad abbandonare superata l’eta’ dell’adolescenza.
E dunque: Ilaria Paoli, 21 anni, Isola D’Elba (LI)- categoria disegni, Maurizia Cocchi, 32 anni, Bologna - categoria foto, Valerio Bruno, 11 anni, Cosenza - categoria foto, Maria Artone, 14 anni, Vieste (FG) - categoria messaggi sono i vincitori ufficiali del concorso, con il quale Music Box, dal 10 aprile scorso ha chiesto ai suoi telespettatori di dare voce ai bambini orfani dell’AIDS attraverso la realizzazione di messaggi, disegni, foto e videoclip.
Un volto amato ed affermato tra il pubblico dei giovani e’ stato il simbolo del concorso: Dolcenera ha infatti prestato la sua presenza per essere la testimonal dello spot che Music Box manda in onda per l’occasione. Ed e’ proprio un urlo vero, quello di Dolcenera, ad aprire lo spot, seguito da un invito forte, contagioso fatto dalla cantante ai telespettatori di Music Box : ‘ E adesso urla anche tu per i 15 milioni di organi dell’AIDS’.
Dolcenera sara’ ancora la protagonista di un nuovo video legato all’iniziativa, mentre i 4 vincitori del concorso verranno ufficialmente insigniti del titolo di ‘Volti di Music Box per l’UNICEF’ nel corso di un grande concerto. Un premio fortemente simbolico.

Asca

In Piemonte le vaccinazioni non sono più obbligatorie

Domenica, 28/5/2006

Con un piano ad hoc sulle vaccinazione nella Regione Piemonte cade la distinzione tra vaccini obbligatori e non. L’ultima parola sul vaccinare o meno i figli passa dunque ai genitori ai quali sara’ sottoposto un elenco di ‘vaccini prioritari’. La Regione prevede inoltre una campagna di sensibilizzazione sulla necessita’ di vaccinare i bambini, senza nascondere eventuali rischi collaterali, mettendo a disposizione un servizio gratuito. L’iniziativa non ha sorpreso il mondo scientifico che e’ favorevole a superare l’accezione di obbligatorieta’ nel campo delle vaccinazioni, con l’obiettivo di creare una nuova percezione su questa materia nella poopolazione.
‘Siamo d’accordo con quello che il Piemonte sta facendo, - ha commentato Stefania Salmaso, responsabile del Centro nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanita’ - i passi sono validi nella prospettiva di superare il divario tra vaccinazioni obbligatorie e no. Finora e’ stato recepito e percepito che esistono vaccini importanti che lo Stato impone e altri facoltativi che sembra che se li fai o no e’ la stessa cosa. Dobbiamo portare i vaccini che non godono di obbligo ad una diversa percezione’. L’esperta ha pero’ puntualizzato che ‘l’obbligo non puo’ essere intaccato perche’ e’ stato sancito da una legge dello Stato’.
La prima novita’ del Piano del Piemonte riguarda la classificazione dei vaccini. In tutta Italia sono suddivisi in ‘obbligatori’, ‘raccomandati’ e ‘facoltativi’. Il nuovo piano, invece, come ha spiegato Vittorio Demicheli, responsabile della Sanita’ pubblica della Regione, prevede due sole classi: i vaccini definiti ‘prioritari’ e gli ‘altri’. I ‘prioritari’ sono quelli contro: difterite, tetano, poliomelite, epatite B, morbillo, parotite, rosolia, pertosse, haemophilus B. A questi si aggiungono altre specifiche, per esempio, per i bambini che viaggiano e, quindi, hanno maggiori possibilita’ di contrarre malattie quali la febbre gialla o tifoide. I vaccini prioritari sono gratis, gli altri a basso costo. Un ulteriore elemento di cambiamento riguarda la sospensione delle sanzioni previste per i casi in cui le famiglie scelgono di non vaccinare i propri figli.
Il piano prevede anche un percorso informativo rivolto proprio alle famiglie ‘resistenti’. ‘In questo modo - ha spiegato ancora Demichelis - si passa da una precedente fase ‘punitiva’ ad una di formazione e confronto che in questi casi risulta piu’ efficace. Vogliamo che il vaccino non sia piu’ percepito solo come obbligatorio, ma come un diritto di tutti’.
Ecco l’attuale suddivisione prevista nel Piano Nazionale Vaccini 2005-2007, messa a punto dal Ministero della Salute: - VACCINAZIONI OBBLIGATORIE PER LEGGE Si tratta di quelle contro tetano, difterite, poliomielite ed epatite B. Gratuite su tutto il territorio nazionale.
- VACCINAZIONI RACCOMANDATE sono quelle contro morbillo, parotite, rosolia, a cui si aggiungono quelle antihaemophilus (batterio responsabile di una forma di meningite) e l’antipertosse. Previste e raccomandate in tutte le regioni.
- ALTRE VACCINAZIONI In alcune regioni, nei piani regionali vaccini sono anche raccomandate le vaccinazioni antipneumococco ed antimeningococco (causa della meningite), l’antivaricella e l’antiepatite A. La gratuita’ delle vaccinazioni raccomandate varia da regione e regione.(ANSA).

Aumentano le allergie fra i bambini

Sabato, 29/4/2006

In Italia il 15% dei bambini in eta’ prescolare e’ affetto da dermatite allergica e il 2% presenta gravi allergie alimentari, il 10% di quelli che vanno a scuola soffre di asma, il 20-25% degli adolescenti di rinite allergica. I dati sono stati resi noti a Verona, nel corso di Format 2006, il convegno sulle allergie in eta’ pediatrica organizzato dalla Clinica pediatrica dell’Azienda ospedaliero-universitaria del capoluogo scaligero.
“La diffusione di queste patologie  e’ in costante crescitaâ€?, ha detto il prof. Attilio Boner, ordinario di clinica pediatrica all’Universita’ di Verona e specialista in allergologia pediatrica, “con un’incidenza passata dal 10-15% al 25-30% negli ultimi decenni a livello nazionale, ma che nei Paesi del nord Europa raggiunge quasi il 50%â€?.
Perché aumentano le allergie nei bambini?
Tra le cause – spiega il prof. Boner – c’è la scarsa natalita’: “ Il primo figlio ha piu’ probabilita’ di ammalarsi, mentre i suoi fratelli possono beneficiare proprio delle malattie del maggiore per sviluppare meglio il sistema immunitario; rispetto alla prima gravidanza, inoltre, la placenta delle successive via via ‘funziona meglio’, facilitando la dotazione di autodifesa nel nuovo organismo che va formandosi.â€?
L’inquinamento atmosferico provocato dai motori diesel - ha detto ancora il prof. Boner - la riduzione di occasioni di contrarre malattie infettive, lo scarso consumo di frutta e verdura crude come di pesce grasso, la sedentarieta’ sono tutte concause che spiegano il diffondersi delle allergie gia’ nei primi anni di vita’. A queste deve essere aggiunto l’aumentato contatto con materiali sintetici, a cominciare da cuscini e materassi che non solo trattengono gli acari e altri allergenici in misura maggiore rispetto ai materiali naturali, ma inoltre sprigionano sostanze irritanti.
Anche se le terapie attualmente adottate per contrastare gli effetti delle patologie allergiche sono efficaci, - conclude il prof. Boner -  la difficolta’ di curare un bambino che  soffra di allergie e’ rappresentata dalla scarsa costanza del paziente nell’ assumere i farmaci: ‘almeno il 50% di loro - ha detto - non fa la terapia in maniera corretta’.

La prima volta dall’oculista:occhiali sì, occhiali no

Giovedì, 16/3/2006

foto_maurizio.jpgIntervista al dottor Maurizio Terrana, Medico Chirurgo specialista in Clinica Oculistica e Chirurgia Oculare presso la Fondazione G.B.Bietti per l’Oftalmologia di Roma

D – A che età bisogna cominciare a controllare la vista?

R – Verso i 2 o 3 anni.

D – Non è un po’ troppo presto per una visita specialistica?

R – No, perchè se il bambino ha un difetto della vista bisogna scoprirlo e correggerlo al

più presto.

D – Cosa intende per difetto della vista?

R – La miopia, cioè la difficoltà a vedere da lontano. L’ipermetropia, la difficoltà a

vedere da vicino. L’astigmatismo che non permette una buona visione né da vicino né da

lontano.

D – In cosa consiste la prima visita oculistica?

R – I bambini piccoli, non sapendo leggere, vengono messi di fronte a disegni molto

semplici come la casa, l’albero ecc. di diverse grandezze. Per una corretta determinazione,

comunque, è necessario procedere ad una verifica del difetto con uno speciale apparecchio

computerizzato e dopo aver messo gocce di atropina (o sostanze simili) nell’occhio.

Personalmente, vado per gradi. Se il bambino risponde

bene al tabellone non procedo con le ulteriori verifiche per non spaventarlo. Se, invece,

ritengo necessaria la verifica chiedo ai genitori di collaborare lasciando che siano loro – a

casa - a mettere le gocce. L’esperienza mi ha insegnato che i questo modo i bambini non si

traumatizzano e collaborano meglio durante la visita.

D – Quando, invece, prescrivere gli occhiali?

R – Quando c’è un difetto elevato della vista e soprattutto quando c’è una diversa

gradazione nei due occhi, come nel caso dell’Ambliopia.

D – E se un bambino rifiuta gli occhiali rischia di peggiorare il difetto?

R – No, se il difetto è leggero. In genere, però, i bambini piccoli si lasciano convincere

abbastanza facilmente a indossare gli occhiali. I problemi, invece, insorgono nei più

grandicelli. Verso i 12 – 13 anni gli occhiali possono rappresentare per loro un grosso

problema psicologico.

D – Allora, cosa fare?

R – Se i ragazzi dimostrano senso di responsabilità possono usare le lenti a contatto

D – E’ se chiedono di eliminare il problema delle lenti con un intervento chirurgico?

R - Purtroppo non è possibile. Gli interventi di chirurgia refrattiva si possono fare solo

quando il difetto di vista si è stabilizzato cioè verso i 20 – 25 anni.

D – Bisogna aspettare la maggiore età, quindi, per poter dire addio agli occhiali?

R – Si. Tra l’altro questo intervento – che oramai è più che collaudato – necessita di

apparecchiature molto costose (laser ad eccimeri) che soltanto poche strutture possono

permettersi e non sono strutture pubbliche.

 
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