Medicina

Combattere la “globesità”

Mercoledì, 1/10/2008

Sebbene gli obesi siano individui ben nutriti, spesso la loro alimentazione è carente. L’obesità ha raggiunto proporzioni talmente massicce nei paesi industrializzati e in alcune parti dei paesi in via di sviluppo che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dato l’allarme su quella che viene definita una “globesità” epidemica.

Secondo l’Associazione europea per gli studi sull’obesità quasi un terzo degli abitanti dell’Unione europea è sovrappeso e più di un decimo è clinicamente obeso.

Il numero di bambini europei in sovrappeso è destinato ad aumentare rispetto agli attuali livelli di circa un quinto fino ad arrivare a un quarto entro il 2008, affermano alcuni analisti. Queste cifre hanno portato alla creazione di iniziative nazionali di elevato profilo per combattere i giro-vita in espansione, come la campagna nazionale antiobesità condotta nel Regno Unito.

Tali campagne dovrebbero essere e di solito sono sostenute dalla scienza e la ricerca dell’Unione Europea sta infatti aiutando a diffondere le conoscenze circa l’obesità e le sfide sanitarie correlate. Questo volantino delinea alcuni dei lavori di ricerca in questo senso.

 

Una persona è considerata obesa se ha un 20% di grasso corporeo eccedente per la sua età, altezza, sesso e struttura ossea. La percentuale di grasso è solitamente calcolata utilizzando il cosiddetto indice di massa corporea (IMC = peso (kg)/altezza (m)²)

Più di un terzo dei cittadini dell’UE è sovrappeso (2530)

Ogni anno circa 400.000 scolari si uniscono alle fila di coloro che sono in sovrappeso

Un’alimentazione poco equilibrata e la mancanza di esercizio fisico sono tra le cause principali di morte in Europa, e l’obesità incide nella misura dell’8% sulle spese per la sanità.

L’allergia si vince. Domani Allergy day

Domenica, 18/5/2008

Tre italiani su 10 soffrono di allergia e gli esperti della Federazione delle società allergologiche -  alla vigilia dell'’Allergy Day’ in programma domani su tutto il territorio nazionale - lanciano il loro slogan: “L’allergia si vince”. Per riuscirci è indispensabile però una diagnosi precoce e corretta, che permetta di avviare al più presto una terapia ’su misura’ contro starnuti e occhi infiammati. Ambulatori ospedalieri aperti e incontri di sensibilizzazione alla cittadinanza.

Queste le principali iniziative della Giornata nazionale delle allergie promossa da Aaito (Associazione allergologi e immunologi territoriali e ospedalieri), Siaic (Società italiana di allergologia e immunologia clinica) e Siica (Società italiana di immunologia, immunologia clinica e allergologia), tutte riunite sotto il grande ‘ombrello’ della Federazione società allergologiche. Domani, dunque, i cittadini troveranno in tutta la Penisola medici specialisti pronti a chiarire le cause dell’allergia, i sintomi e le possibili soluzioni.

In particolare, riferisce una nota, verrà distribuito il questionario ‘Scopri se sei allergico’: 5 domande grazie alle quali ognuno potrà verificare la propria predisposizione alle malattie allergiche. Il test è già disponibile in molte Asl italiane, e domani potrà essere consegnato compilato ai centri aderenti all’iniziativa, dove verrà rapidamente valutato. L’elenco delle strutture partecipanti è online su www.siaic.net. Gli esperti ricordano che le allergie sono comuni a tutte le età, peggiorano la qualità di vita e costano molto alla società. Le più diffuse sono quelle respiratorie (asma e rinite) dovute a pollini, acari della polvere o peli di animali come cani e gatti; seguono le allergie alimentari, quelle ai farmaci e altre meno conosciute, ma molto pericolose (per esempio le reazioni al veleno di api, vespe e calabroni).

Le allergie più gravi possono anche essere fatali, e da qui l’importanza di un trattamento tempestivo e mirato. Oggi, assicurano gli specialisti, esistono terapie efficaci che possono garantire una vita normale. Oltre ai vaccini, che promettono anche di ‘frenare’ l’evoluzione delle malattie allergiche, sono in commercio farmaci sempre più tollerati da scegliere col medico.

Bambini in sovrappeso o con qualche chilo in più

Venerdì, 11/1/2008

Anche i bambini un po’ “rotondi” ma non obesi hanno tuttavia dei cambiamenti nel cuore e nella funzionalita’ dei vasi sanguigni che potrebbero accrescere il loro rischio di malattie cardiovascolari, come mostra un nuovo studio americano. “I genitori e i pediatri dovrebbero stare attenti”, dice il coordinatore della ricerca, Dr. Yanbin Dong del Medical College of Georgia, Augusta. Il team del Dr. Dong sta seguendo i bambini nell’adolescenza per capire quali siano le effettive conseguenze sulla salute delle modifiche al cuore e ai vasi sanguigni. Tutti i bambini presi in considerazione dallo studio erano sovrappeso ma non obesi. Gia’ qualche chilo in piu’ significa modifiche nella pressione del sangue e nella funzionalita’ del ventricolo sinistro del cuore. “I ragazzi tendenti al sovrappeso, rispetto a quelli normopeso, sembrano avere un maggior rischio cardiovascolare, concludono i ricercatori. (AGI)

Bambini e psicofarmaci: il Piemonte vara una legge restrittiva. Fioroni tace

Domenica, 4/11/2007

Prosegue l’”assordante silenzio del ministro Fioroni, mentre viene approvata in Piemonte la prima legge italiana sull’iperattivita’ dei bambini e degli adolescenti che prevede lo stop a test psichiatrici nelle scuole e lo stop alla somministrazione di psicofarmaci senza consenso informato e consapevole dei genitori”. E’ quanto rende noto Luca Poma, portavoce della campagna nazionale di farmacovigilanza ‘Giu’ le Mani dai Bambini’, che parla di “un interessantissimo precedente legislativo”, riferito alla norma regionale del Piemonte, “che non limita il medico nell’esercizio della sua funzione, ma pone seri paletti all’uso disinvolto di psicofarmaci sui minori”.

E’ arrivata dunque al traguardo la prima legge regionale che pone sotto stretto controllo sul territorio il fenomeno dell’Adhd, la sindrome dei bambini troppo distratti e irrequieti: il Consiglio regionale del Piemonte, infatti, ha approvato ieri il provvedimento. Questi i punti salienti della norma: e’ previsto l’obbligo, in caso di somministrazione di psicofarmaci ai bambini, di raccolta, a cura del medico, di un consenso informato veramente consapevole da parte dei genitori. Le famiglie dovranno essere informate su ogni tipo di rischio afferente la terapia farmacologia proposta, con particolare riguardo alla possibilita’ di accedere a terapie alternative non a base di psicofarmaci. In secondo luogo, e’ previsto il riconoscimento della libertà di coscienza del medico che decide di non prescrivere psicofarmaci al minore. La legge regionale del Piemonte prevede anche il divieto di somministrare nelle scuole ‘test psichiatrici’ che mirano all’accertamento dell’esistenza della sindrome da iperattivita’ nei bambini, dal momento che e’ stato individuato negli screening ad ampio raggio della popolazione scolastica un rischio di sollecitazione indiretta al consumo di queste molecole psicoattive. Infine, si introduce l’obbligo per l’assessorato regionale alla Sanita’ di monitorare rigidamente le terapie sui minori a base di psicofarmaci, anche mediante una commissione che includera’ associazioni di settore qualificate ad esprimere pareri su queste tematiche.

“E’ una legge innovativa- commenta Poma- perchè pur non mettendo il bavaglio al medico istituisce dei principi rigidi di controllo a tutto favore dei cittadini e dei piccoli pazienti. Avevamo sollecitato in più occasioni il ministero della Pubblica istruzione ad intervenire con una circolare nazionale, ma probabilmente questa tematica non rientra tra le priorita’ di Fioroni”.

“Controlla il tuo peso… risparmia Salute”

Martedì, 9/10/2007

 Il 10 Ottobre è l’Obesity day, una giornata dedicata all’obesità, soprattutto infantile, che sta destando molta preoccupazione perchè sempre più bambini sono in sovrappeso. Secondo un’indagine svolta  dall’Unità funzionale Igiene degli alimenti e nutrizione nelle scuole, su un campione di 528 bambini tra gli 8 e i 9 anni di 25 classi di 17 scuole, un bambino su quattro è in sovrappeso (28,4%). Quasi il 7% dei bambini è obeso. Molti bambini mangiano poca frutta e poca verdura. Il 34% non mangia mai verdura cruda e il 46% non mangia mai verdura cotta. Circa l8% non fa sufficiente attività fisica. Quasi il 50% dei bambini passa più di tre ore al giorno davanti alla televisione.
L’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica ha promosso un progetto di sensibilizzazione dell’obesità nell’intento di fornire alla popolazione informazioni utili per un indirizzo terapeutico corretto di questa patologia, ancora oggi spesso considerata e gestita come problema puramente estetico. L’ADI è una società scientifica senza fini di lucro che raggruppa fra i soci esperti della nutrizione (medici e dietisti) che operano nelle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali.

 Progetto nutrizione e prevenzione

10 suggerimenti utili per ridurre stabilmente un eccesso di peso o prevenire la comparsa nei soggetti adulti

E’ certo che un peso eccessivo dà nel tempo seri problemi alle articolazioni, affatica il cuore e aumenta la probabilità di ammalarsi di diabete e di alcuni tipi di tumore.
Se siete soprappeso, diminuite di peso in maniera lenta ma costante: è utile per la salute, oltre che per la vostra linea.
In una strategia per ridurre il peso corporeo non va posta attenzione solo alla quantità e qualità di alimenti, (questa potrebbe essere già troppo contratta soprattutto per quelli che sono sempre a dieta) ma anche all’attività fisica. Riducendo troppo la quantità e la qualità del cibo, può succedere che il nostro organismo si adatti modificando il metabolismo e quindi non si riesca a perdere stabilmente il peso in eccesso.

1 - L’organismo non è costituito dal solo apparato digerente. Organizzatevi una regolare attività fisica: questo combatterà proprio l’ adattamento a “sopravvivere” con poche calorie che è tipica reazione del sistema di difesa del nostro organismo (”da qualche tempo mangio meno ma non dimagrisco!”). Organizzate attività fattibili in qualsiasi momento e che non richiedono attrezzature particolari: camminare a passo spedito per 3 volte per settimana per almeno 45 minuti di seguito e/o salire e scendere un solo piano di scale, di seguito per 15 minuti un paio di volte al giorno è più semplice che prenotare campi da tennis a dover trovare una piscina in cui si possa davvero nuotare.
Non bisogna strafare e sudare copiosamente; la chiave di lettura di un buon uso dei propri muscoli è costituita, durante l’attività fisica, da ritmo accettabile e sensazione di piacere con respirazione appena più frequente e profonda.

2 - Se siete abituati a condire ad occhio usate il cucchiaio come unità di misura dell’olio. Lo stesso cucchiaio servirà per misurare sughi o intingoli particolarmente ricchi in grassi: non più di uno per pasto. Misurare i grassi solidi con un sistema di misura a volume: un cubetto di burro grande quanto una zolletta di zucchero per persona può essere utilizzato saltuariamente per condire (per 4 persone sarà un pezzetto grande quanto una scatola di fiammiferi) quando non si esageri con dolciumi, salumi o formaggi grassi.
Fate attenzione al consumo di cibi la cui preparazione è sconosciuta (ad esempio in mensa, al ristorante, al bar); in questi casi scegliete piatti semplici e riducete le porzioni.
Comunque non fate la scarpetta con i sughi che avanzano sul fondo dei piatti: anche a casa! A casa utilizzate tecniche di cottura semplici, con pochi grassi (non più di un cucchiaino a persona) insaporendo con erbe o aromi e imparare almeno 2 ricette al mese di cucina semplice e gustosa.
Ricordate che a parità di quantità e qualità i grassi cotti sono sempre meno sani di quelli utilizzati a crudo.

3 - Può essere utile porci la domanda: com’è distribuito il cibo che mangio nella giornata? Arrivo con troppa fame ai pasti, soprattutto a cena? Meglio frazionare in piccoli pasti (4 o 5) e fare la prima colazione. Concentrare la maggior parte del cibo a cena non è vantaggioso: poi si vede la tv o si va a riposare: è più facile incamerare l’eccesso calorico relativo e ingrassare.
Se ci sono particolare orari in cui abbiamo una grande sensazione di vuoto allo stomaco, valutare come il nostro organismo è stato “rifornito” nelle 3-5 ore precedenti e ridistribuire la quantità di cibo senza aggiungerla al totale della giornata, “partendo” sempre da una colazione adeguata.

4 - Masticare con calma e pezzi piccoli: digerirete meglio, e soprattutto, resterete sazi più a lungo. La “dimensione” del vostro boccone non dovrebbe superare il volume del vostro pollice.

5 - Non eliminate i classici cibi ritenuti “ingrassanti” come pane, pasta, patate. Per la pasta controllate per prima cosa la quantità di sugo o di condimento aggiunto (con il sistema dei cucchiai), salvo che siano a base di sola componente vegetale, ed eventualmente riducetene un poco la porzione. Questi piatti contribuiscono ad una adeguata sensazione di sazietà e, se in porzioni ragionevoli e conditi semplicemente, sono molto sani.

6 - Fate attenzione al consumo di frutta e verdura. Mangiare troppa frutta per compensare una mancanza di sazietà (perché si “saltano” i cibi del punto 5) può non essere una scelta vantaggiosa. In genere si dovrebbero assumere non meno di 2 ma non più di 3-4 frutti al giorno. I frutti vanno ben masticati. Sono consigliate anche 3 buone porzioni di verdure: sono utili perché contribuiscono a migliorare la sensazione di sazietà.

7 - La linea è quasi astemia. L’alcool riduce l’eliminazione dei grassi che il nostro organismo mette in riserva. E’ meglio limitarsi a un bicchiere di vino o a una birra nelle occasioni particolari. Meglio bere acqua, anche gasata, ma a piccoli sorsi.

8 - Se non si consuma pesce di mare almeno due volte per settimana, proponetevi di iniziare ad assumerlo almeno una volta a settimana imparando una o due ricette semplici e gradevoli. Utilizzate sale iodato o iodurato.

9 - Datevi obiettivi raggiungibili e non esagerati. Il primo passo può essere quello di “rientrare” negli ultimi jeans che avete appena abbandonato e poi di seguito per passi successivi. Non usate in modo maniacale la bilancia è più pratico controllare la taglia dei vestiti.

10 - Decidete una strategia di applicazione di questi suggerimenti: sceglietene 3-4 per ogni mese ma che non siano solo obiettivi alimentari e almeno uno comporti un’attività fisica regolare. A questo ultimo riguardo si può “lavorare” sul tempo: primo mese, due ore di sport ogni settimana; secondo mese, 3 ore alla settimana; quarto mese, 3 ore ½ la settimana e, in seguito, 4 ore alla settimana. Sempre frazionate in tempi non inferiori di 45-60 minuti di seguito.

“Robby, il delfino con la pinna arcobaleno”, è la fiaba del trapianto

Venerdì, 5/10/2007

Robby1.jpg“Robby, il delfino con la pinna arcobaleno”, è la fiaba del trapianto, realizzata all’ospedale di Bergamo per aiutare i bambini a vivere la malattia, l’attesa di un organo e l’esperienza del trapianto. Molte le persone che vi hanno contribuito. Alcuni bambini hanno partecipato alla fiaba leggendola e offrendo suggerimenti preziosi.

Robby è un delfino cucciolo sempre in movimento, con una zazzera di squame argentate sulla testa e la pinna dorsale sempre piena di sbucciature. Una mattina Robby non vuole andare a scuola perchè la pinna gli fa male… La storia porterà Robby in ospedale per avere una nuova pinna tutta colorata.

L’ospedale di Bergamo ha deciso di affidare alla fiaba del trapianto un invito al coraggio a tutti i piccoli robby5.jpgpazienti costretti a vivere l’esperienza della malattia, dell’attesa di un organo, del ritorno ad una vita normale. Un’iniziativa applaudita da tante persone riunite ieri a Bergamo, nella ex sala consiliare di via Tasso, dove è stata presentata la fiaba Robby, il delfino con la pinna arcobaleno di Anna Lo Piano e Ludovica Valori, da un’idea di Maria Luisa Melzi, edizioni San Paolo.

robby3.jpgL’idea di inventare una storia per raccontare ai bambini il percorso diagnostico terapeutico del trapianto è venuta questa primavera alla dott.ssa Maria Luisa Melzi insieme all’èquipe dei trapianti dell’unità di Pediatria dell’ospedale, diretta dal dott. Giuliano Torre: “L’idea di una fiaba per spiegare a un bambino che cosa è un trapianto ha catalizzato l’impegno ed il contributo di tante persone- ha detto Maria Luisa Melzi della Pediatria dei Riuniti- è stato un lavoro corale: medici e infermieri che quotidianamente accompagnano i bambini e le loro famiglie nel percorso diagnostico-terapeutico; la psicologa del servizio di Psicologia Clinica, Elena Nodari, che svolge un ruolo decisivo nel momento della comunicazione delle robby2.jpgtappe di cura ed è punto di riferimento per famiglie ed operatori; alcuni genitori, che hanno consentito con il loro entusiasmo ed il loro continuo sostegno il realizzarsi di questo sogno; amici con competenze particolari: una menzione speciale al ruolo decisivo di Anna Lo Piano e Ludovica Valori, che hanno rispettivamente scritto e disegnato la fiaba e a Giusi Quarenghi, che ha offerto la sua riconosciuta professionalità nell’ambito della narrativa per ragazzi. Ciascuno ha dato il proprio insostituibile, prezioso, specifico apporto perché ne uscisse un prodotto adatto a raccontare ai nostri bambini cosa li attende o cosa hanno vissuto. L’Associazione Amici della Pediatria e la Casa Editrice San Paolo hanno infine reso possibile la pubblicazione e consentito di dare più ampio respiro e risonanza ai temi legati alla malattia in ambito pediatrico, offrendo un’occasione per rompere i muri ancora purtroppo presenti dell’indifferenza, della paura, del pregiudizio.� La fiaba presenta l’evento trapianto come un dono che salva la vita e che vede tante persone accompagnare il bambino e la sua famiglia in questo cammino difficile, ma di speranza. “Chi leggerà questo libro - ha infatti sottolineato il direttore generale dell’ospedale, dott. Carlo Bonometti - avrà l’occasione di riflettere sulla donazione d’organo che permette a una persona malata che non ha prospettive di guarigione di avere una vita normale, progettare il proprio futuro, sognare di diventare robby1.jpggrande. Un’attività storica per il nostro ospedale dove, solo di fegato, negli ultimi 10 anni sono stati trapiantati più di 300 bambini. La fiaba è la dimostrazione che al di là delle specializzazioni, delle alte competenze e sofisticate tecnologie, il nostro personale si prende a cuore la persona, in questo caso il bambino, con il massimo rispetto e attenzione del vissuto personale�. Tanti bambini hanno anche contribuito al lodevole progetto con i loro suggerimenti e le loro osservazioni.
“I nostri bambini –ha spiegato il dott. Michele Colledan, direttore chirurgia III e del centro trapianti - che hanno vissuto l’insufficienza d’organo come condizione caratterizzata da ospedalizzazioni continue e robby10.jpggravissimi disagi, hanno potuto grazie all’intervento di trapianto essere salvati e iniziare a condurre una vita normale. Per questo è importante sostenere la cultura del dono e la sezione trapianti�.
“Non ci stancheremo mai di sostenere questo centro -ha detto Mariagrazia Bernasconi Lubrina, presidente dell’Associazione Amici della Pediatria - dove da 17 anni ogni giorno di fianco al personale dell’ospedale sosteniamo bambini e famiglie sofferenti in cammini drammatici ma molto spesso di speranza. L’idea della fiaba ci ha immediatamente entusiasmato perché può essere utile anche ad altri bambini in altri Centri Trapianto, nei reparti di pediatria ma anche nelle scuole per pensare alla malattia come occasione di solidarietà e di accoglienza�.

“Nel nostro reparto - ha detto il dott. Giuliano Torre, direttore del Dipartimento Pediatrico -  nel ‘97 è decollato un progetto di trapianto di fegato nei soggetti pediatrici che in pochi anni ha portato il Centro a robby9.jpgdivenire un punto di riferimento per il trapianto d’organo sia a livello nazionale che internazio-nale;  da 4 anni abbiamo esteso il progetto al trapianto di polmone e recentemente a quello di intestino e multiviscerale. Ma questi traguardi e il programma terapeutico tanto complesso sono difficili da far comprendere ai bambini che  d’altro canto vogliono spesso sapere cosa li attende (e ne hanno il diritto) o cosa hanno vissuto da piccoli, perché hanno quella cicatrice sulla pancia, perché devono prendere tutti i giorni quella medicinaâ€?.

“La vitalità che ha il Robby della fiaba, - hanno raccontato due genitori di un bimbo trapiantato a Bergamo - “pieno di sbucciature e di una zazzera di squame argentate sulla testa� è la stessa che animava, prima dell’intervento, gli occhi enormi e curiosi di nostro figlio nel corpo magrissimo. Così come aggrappati e affamati di vita sono i tanti bambini, spesso piccolissimi, che abbiamo incontrato e conosciuto nelle stanze della pediatria di Bergamo, in terapia intensiva, in day hospital. Per questo l’idea di una fiaba che, con la sua magia, potesse sostenere una tale volontà di vivere ed alleggerire la paura ci è sembrata, nella sua semplicità, in sintonia con il nostro desiderio di testimoniare un’ esperienza umana molto dolorosa ma anche feconda di speranza�.robby6.jpgUn obiettivo difficile, raggiunto grazie al lavoro di squadra che ha caratterizzato la realizzazione della fiaba.
“Accettare l’invito a collaborare-hanno raccontato le autrici Anna Lo Piano e Ludovica Valori – è stato naturale, per l’affetto che ci lega alla mamma di un piccolo trapiantato a Bergamo. Abbiamo partecipato alla fiaba per il nostro piccolo amico e attraverso di lui per tutti i bambini che vivono l’esperienza della robby8.jpgmalattia�.

Molto apprezzato è stato l’intervento di Luigi Angelini, attore e regista della Compagnia “La voce delle cose“, che ha letto, a mo’ di contrappunto a questo approccio dolce, l’inquietante scena di Pinocchio coi dottori, rilevando quanta acqua sia passata sotto i ponti dell’immaginario, ma ricordando che comunque la rielaborazione narrativa di un’esperienza dolorosa e paurosa sia il primo passo per convivere serenamente con essa.

Alla presentazione hanno partecipato la prof.ssa Silvana Nespoli Assessore Pubblica Istruzione Comune di Bergamo, che ha ricordato quanto la città sia riconoscente all’ospedale per l’attività trapiantologia, il Provveditore Luigi Roffia, l’Asl di Bergamo oltre agli autori, collaboratori e editori dell’opera in vendita in libreria a 8 euro. Il ricavato della vendita sarà devoluto a favore dell’Associazione Amici della Pediatria.

www.ospedaliriuniti.bergamo.it



I bambini e il diabete

Mercoledì, 3/10/2007

E stato presentato ieri, a Roma, il libro “Diabete: Uniti nello sport”?, che raccoglie 200 disegni realizzati dai bambini con diabete dei Centri di Diabetologia Pediatrica italiani. I disegni sono raggruppati in tre aree: sfida, vittoria e gioco che alcuni esperti commentano conducendo il lettore alla scoperta della complessità del diabete. Lo scopo del progetto, realizzato in collaborazione con l’Unicef, è di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di fornire ai bambini, indipendentemente dalla nazione nella quale abitano, il diritto ad una crescita sana, a godere di buona salute ed ad usufruire, in caso di malattia, di cure adeguate.

Il volume è stato curato da Renato Giordano, regista teatrale, e nell’introduzione lo scrittore Turi Vasile, il giornalista Gianpaolo Ormezzano e l’atleta Maurizio Damilano commentano il concetto di sport legato al mondo dei più piccoli soffermandosi sull’evoluzione dell’attività sportiva, sulla percezione giornalistica dell’infanzia e sullo spirito sportivo dei ragazzi.

La prefazione è firmata Giovanna Melandri, ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive, che sottolinea come “l’attività motoria non solo produce effetti positivi sulla salute dei bambini ma aiuta ad aumentare l’autostima, rafforzare la socialità ed è soprattutto un piacevole passatempo”?.

“Sono molto lieto di presentare questo libro di Novo Nordisk, un partner da tempo impegnato a sostenere le iniziative dell’UNICEF-Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia a favore degli Shegué, i bambini di strada della Repubblica Democratica del Congo. Tra i sogni di tanti bambini di strada che hanno perduto l’infanzia e che sopravvivono ai margini della società ci sono quelli comuni a molti altri bambini di altre parti del mondo: diventare campioni sportivi? ha detto il Presidente dell’Unicef Italia Antonio Sclavi

L’iniziativa è patrocinata dalla Siedp (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), dalla Jdrf (Juvenile Diabetes Research Foundation International) e dell’Aniad (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici) nell’ambito della politica di responsabilità sociale di Novo Nordisk, azienda leader mondiale nella ricerca sul diabete e nella produzione della sua cura.

Questa presentazione, svolgendosi nell’anno dedicato al bambino diabetico, è stata anche l’occasione per presentare una fotografia dei dati relativi alla diffusione di questa problematica, soprattutto tra i giovani.

Il diabete, infatti, soprattutto tra la popolazione più giovane si sta diffondendo in maniera allarmante in Nord America, nei Paesi Occidentali ed in genere in paesi quali l’India e la Cina. Negli Stati Uniti si stima che 1/3 dei bambini svilupperà questa malattia nel corso della sua vita. Nel mondo, secondo i dati del Diabetes Atlas, ci sono più di 70.000 bambini che sviluppano il diabete di tipo 1 con un trend medio del 3 per cento annuo.

In Italia si stima che il numero di bambini affetti da diabete sia superiore ai 10.000 con la Sardegna segnalata come la zona più colpita nella quale si registra un’ incidenza tre volte superiore rispetto alla penisola. La comunità scientifica stima che l’incidenza del diabete di tipo 1 aumenterà del 50 per cento nei prossimi 15 anni.

In più si è anche scoperto che il diabete di tipo 2, che colpiva nel passato solo la popolazione adulta, interessa oggi anche i bambini e gli adolescenti soprattutto a causa di uno stile di vita non corretto e di un’alimentazione inadeguata.

Secondo gli studi dell’IDF (International Diabetes Federation) il costo del diabete, nei paesi sviluppati, è pari al 6 per cento dell’intero budget destinato alla salute, e solo negli Stati Uniti ammonta a 44,1 bilioni di dollari.

“Questa pandemia- come afferma Lorenzo Mastromonaco Vice President Europe South Novo Nordisk- può essere arrestata agendo in maniera sinergica, prendendo coscienza a livello politico e sociale del problema e favorendo, attraverso un’ adeguata informazione, un cambiamento nello stile di vita di tutti noi a partire dai nostri bambini con particolare riferimento alla alimentazione ed alla attività fisica?.

Qualcosa si può fare per i bambini che non possono guarire

Giovedì, 27/9/2007

Firmato un protocollo di intesa tra il Ministero della Salute e la fondazione Maruzza Lefebvre D’Ovidio Onlus sulle cure palliative pediatriche

A Roma, mercoledì 26 settembre,  è stato firmato il protocollo di
intesa tra il Ministero della Salute e la Fondazione Maruzza Lefebvre D’Ovidio Onlus per la realizzazione di un
programma nazionale di cure palliative pediatriche.

Un passo di grande importanza che segna una svolta nel
panorama delle cure palliative pediatriche.
In Italia ci sono circa 11 mila casi di malati inguaribili e
terminali in età pediatrica: neonati, bambini,
adolescenti. Ogni anno circa mille di essi muoiono.
Scopo del protocollo è la creazione, in tutte le Regioni
italiane, di una rete di assistenza per i bambini affetti da
malattie inguaribili. Si va dal potenziamento
dell’assistenza domiciliare all’apertura di hospice
pediatrici, dalla formazione professionale per il personale
medico e paramedico alla promozione della ricerca
scientifica, alla creazione di un osservatorio nazionale per
le cure palliative.

Da circa dieci anni la Fondazione Maruzza con il suo Progetto Bambino, si impegna affinché venga
garantito al maggior numero possibile di bambini il diritto
alle cure palliative. Significa prendersi carico totale del
bambino  e della sua famiglia, dall’assistenza medica a
quella psicologica e spirituale.   Un impegno importante. Il
bambino malato - infatti - necessita di un’assistenza
specifica ed altamente specializzata, ma ha diritto ad
essere assistito in casa, nel suo ambiente e tra le persone
care e, qualora ciò non sia possibile, in hospice
dedicati.

La firma del protocollo è un traguardo essenziale per il
lavoro e l’ impegno della Fondazione. E sottolinea ancora
una volta l’imprescindibile sostegno, la partecipazione e
la sensibilità del ministro della Salute Livia Turco  in
questo doloroso capitolo delle famiglie italiane..

Psichiatria infantile: firmata la Carta europea a Firenze. Proteste contro l’uso e l’abuso di psicofarmaci

Sabato, 1/9/2007

Il 24 agosto è stata firmata a Palazzo Vecchio la prima “Carta europea per i diritti ed i doveri per la tutela della salute mentale dei bambini e degli adolescenti” nel corso del “XIII Congresso Internazionale dell’ESCAP” (25-29 agosto 2007)
I firmatari della dichiarazione sollecitano gli stati dell’Unione europea ad unire gli sforzi e le risorse economiche per migliorare il livello delle cure primarie con la definizione di un formulario europeo per la regolazione dell’uso degli psicofarmaci nel trattamento di bambini e adolescenti

Anche il ministro per le politiche giovanili e le attività sportive Giovanna Melandri ha inviato un messaggio di saluto ai partecipanti al congresso.
La “Dichiarazione di Firenze” è stata firmata dalle più importanti istituzioni scientifiche della psichiatria e della psicologia clinica infantile dei Paesi dell’Unione Europea: Matt Muijen (della World Health Organization - Regional Office for Europe), Ernesto Caffo (European Academy of Child and Adolescent Psichiatry), Eugenio Giani (assessore alle relazioni internazionali del Comune di Firenze), Luigi Nigi (assessore alle politiche dell’ambiente e del territorio della Provincia di Firenze).
Alla vigilia del XIII Congresso internazionale, l’European Society for Child and Adolescent Psychiatry (Escap), venerdì 24 agosto alle ore 18, a Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze, ha premiato il professore emerito Giovanni Bollea, fondatore della Neuropsichiatria infantile, primo presidente italiano dell’Escap, nonché organizzatore del Congresso internazionale del 1963. Così l’Escap ha voluto riconoscere i meriti scientifici, il ruolo e l’influenza del prof. Bollea nella comunità scientifica internazionale.

Sono oltre 11 milioni le richieste di aiuto che giungono in media ogni anno alle diversi linee telefoniche destinate ai bambini. Le stime sono di ‘Child Helpline International’, il network che comprende le linee telefoniche per bambini e adolescenti di tutto il mondo. I dati sono stati forniti durante il Symposium organizzato da Telefono Azzurro durante il XIII Congresso Europeo di Psichiatria Infantile.
  “Le linee telefoniche rappresentano uno strumento efficace per la tutela della salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza”, dichiara Thomas Mueller, a margine del simposio. “Lo dimostra il fatto che, solo nel 2005, anche se il primo motivo di chiamata resta sempre l’abuso, ben il 10% di oltre 1.350.000 chiamate ricevute dalle linee telefoniche europee fa riferimento a casi legati alla salute mentale”.
  Nell’ottica di armonizzare i servizi di utilita’ sociale in tutta Europa, la Commissione Europea ha optato per la creazione di una serie di numeri telefonici comuni che rimandino ad un’assistenza coordinata. Tra le priorita’ identificate in prima battuta, il numero unico di helpline per bambini, 116 111, ed il numero unico dedicato alla segnalazione di minori scomparsi, 116 000, che saranno disponibili nei vari Paesi europei a partire dal prossimo anno. Nei primi 4 mesi del 2007 sono stati effettuati dal 114 complessivamente 519 interventi in emergenza, con una media di circa 130 interventi al mese, vale a dire 4 al giorno. Il maggior numero di chiamate e’ pervenuto dalla regione Lazio, seguono nell’ordine Lombardia e Campania. Se maschi e femmine sembrano coinvolti in egual misura nelle situazioni di emergenza o di disagio (da gennaio 2007 i maschi sono stati il 50,6% e le femmine il 49,4%), in relazione alla classe di eta’ le segnalazioni pervenute al 114 riguardano per lo piu’ i bambini di eta’ compresa tra 0 e 10 anni.Quasi un bambino su quattro segnalato al 114 e’ straniero.
  La principale tipologia di emergenza per cui il 114 e’ stato chiamato e’ l’abuso nelle sue diverse forme (psicologico, fisico, sessuale, patologia della cura).
  Per quanto riguarda le “altre problematiche” per cui viene contattato il Servizio 114, e’ la piu’ frequente e’ il disagio riportato in seguito alla “separazione dei genitori” (12%). Il presunto responsabile della situazione di pregiudizio/pericolo per il minore e’ nel 36% dei casi la madre, quindi il padre nel 35% dei casi segue l’educatore nel 5% dei casi.

La protesta di Comitati e Associazioni

 In occasione del 13° Congresso Internazionale della Società Europea di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (ESCAP) un migliaio di rappresentanti del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus, del Movimento Umanista di Firenze e dell’associazione “Genitori separati dai figliâ€? hanno marciato per le strade di Firenze per protestare “contro le false etichettature e l’uso ed abuso di psicofarmaci nei bambini”.

In Italia - sostengono i promotori della marcia - sono stati recentemente censiti ben 82 centri clinici, per la diagnosi del DDAI (Disturbo del Deficit di Attenzione e Iperattività - ADHD) e autorizzati alla somministrazione di psicofarmaci.

Questo “disturbo” è inserito nel libro psichiatrico più autoritario dei giorni nostri: il Manuale Diagnostico Statistico delle malattie mentali (DSM I-V) che, a prescindere dall’altisonante titolo, non è nient’altro che un elenco di disturbi votati per alzata di mano. Un metodo sicuramente molto democratico ma per niente scientifico.

I rappresentanti delle associazioni di protesta sostengono che “la psichiatria, senza solide basi scientifiche, sta medicalizzando il comportamento dei bambini, sostituendosi alla famiglia e agli educatori, impedendo di risolvere i reali problemi con false diagnosi e trattamenti estremamente pericolosi, sia dal punto di vista fisico che mentale, per il futuro del bambino”.

Il Vice presidente del CCDU Massimo Parrino ha detto: “Bisogna rendersi conto che etichettando il bambino come malato mentale si viola il suo Diritto Fondamentale alla vita. Il suo diritto di sperimentare, crescere e sviluppare il suo pensiero responsabile nei confronti della società stessa. Con questa etichetta mentale insegniamo ai bambini che il loro comportamento deriva dalla ‘malattia’ e li rendiamo irresponsabili e incapaci di reagire alle loro difficoltà dato che l’etichetta li giustifica. Che cosa insegneremo ai nostri bambini: una pillola, ora e nel futuro, risolve e risolverà il tuo problema di comportamento. Questa è la vera violazione dei loro Diritti Fondamentali.�

Alla marcia era presente anche il del dott. Giorgio Antonucci:”Un medico dovrebbe curare una persona. La psichiatria invece, con le sue pratiche quali castrazione, lobotomia, elettroshock, torture e psicofarmaci,danneggia la salute delle persone violando il loro diritto ad avere un libero pensieroâ€?.

Giornata mondiale senza tabacco. Livia Turco:vietare la vendita ai minori

Giovedì, 31/5/2007

“Gli italiani continuano a fumare, anzi, fumano di più, passando da una media di 13 sigarette al giorno consumate nel 2006 ad una di 14 nel 2007. Il “problema fumo”? dunque è ancora presente nel nostro Paese ed è un’ “emergenza”? che riguarda 12 milioni di italiani, di cui un milione e 200mila giovani tra i 15 e i 24 anni e ben 130mila giovanissimi tra i 15 e i 17 anni di età”. Lo afferma Enrico Garaci, Presidente dell’ISS, in occasione del Convegno “Tabagismo e SSN” tenutosi a Roma il 31 maggio.

“In assoluto il fumo di tabacco è la principale causa di malattie e di morti evitabili - dichiara Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’ Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’ISS - e la dipendenza che provoca è il vero motivo per cui in Italia il 27,9% degli uomini e il 19,3% delle donne sono fumatori. Il fumatore con una sola sigaretta inserisce nel proprio organismo più di 4000 sostanze, molte di queste tossiche e cancerogene (ammine aromatiche, benzene, piombo, cadmio, N-nitrosammine, idrocarburi policiclici aromatici). Per questo motivo possiamo affermare che il fumo è la droga che provoca più morti ed è sempre tagliata male?.

Sono più di un milione e duecento mila i giovani fumatori in Italia, vale a dire il 19,9% nella fascia d’età che va dai 15 ai 24 anni. E le percentuali aumentano al crescere dell’età: si ha il 7,4% di fumatori tra i 15 e i 17 anni, il 23,5% tra i 18 e i 20 anni e il 25,9% tra i 21 e i 24 anni. La prima sigaretta viene accesa prima dei 15 anni nel 26,6% dei casi, più dalle ragazze che dai ragazzi, ma la maggior parte dei giovani (58,2%) inizia a fumare tra i 15 e i 17 anni e solo il 14,1% tra i 18 e i 24.
I dati Iss-Doxa rivelano inoltre che non hanno mai fumato il 76,2% dei giovani e che gli ex fumatori sono il 4%. La percentuale dei giovani fumatori è minore nelle regioni del Sud e nelle Isole (17,9%), mentre al Nord e al Centro la quota è rispettivamente del 21,7% e del 21,4%. Rispetto agli adulti i giovani fumano al giorno meno sigarette: 10 contro 14.
Nell’indagine è stata valutata anche l’intenzione a smettere di fumare e i risultati mostrano che solo il 10,2% pensa seriamente di abbandonare il vizio del fumo nei prossimi 6 mesi, ma nessuno dei giovani si rivolge al medico di base per smettere di fumare: soltanto l’1,9% ha dichiarato di aver chiesto aiuto.
L’indagine rivela anche che i giovani vogliono essere informati sul contenuto di tutte le sostanze: l’84,3% dei ragazzi è favorevole all’indicazione sui pacchetti di sigarette dei livelli anche di altre sostanze, non soltanto di nicotina, catrame e monossido di carbonio. Neppure il divieto di fumare nei luoghi pubblici ha influito sulle abitudini dei ragazzi: il 76,2% ha dichiarato di non aver modificato per nulla l’abitudine al fumo, il 10% ha ridotto il numero di sigarette ma poi ha ripreso come prima e soltanto il 7,8% ha veramente ridotto i consumi.
I giovani preferiscono acquistare pacchetti di sigarette da 10. Questo è legato alla loro minore disponibilità economica: il 60% spende meno di 15 euro a settimana contro il 47% degli adulti. Nel caso in cui il prezzo delle sigarette dovesse salire a 5 euro, il 15,5% dichiara che smetterebbe e il 43,7% che ridurrebbe il numero di sigarette.
Riguardo ai canali distributivi i giovani più degli adulti comprano le sigarette dai distributori automatici e la percentuale di sigarette offerte dagli amici è più alta che negli adulti: 4% contro 1,2%: segno che tra i giovani vale la solidarietà anche in fatto di fumo. Inoltre, sanno che il tabaccaio non controlla l’età dell’acquirente: l’84,8% dei giovani tra i 15 e i 24 anni dichiara di non aver mai visto un tabaccaio chiedere un documento per verificare l’età.
Infine, ma non meno importante, l’11% dei giovani fuma alla guida della moto e il 26% alla guida dell’auto.

Il fumo tra la popolazione generale
In Italia fumano poco meno di 12 milioni di persone (23,5% della popolazione di 15 anni e oltre), di cui 7 milioni di uomini (27,9%) e 5 milioni di donne (19,3%). Erano il 25,6% nel 2005 e il 24,3% nel 2006 con una diminuzione dello 0,8% nell’ultimo anno. Ciononostante, il numero medio di sigarette fumate al giorno è aumentato: da 13,6 a 14,1.
Gli ex fumatori sono 8,8 milioni (17,5%), di cui 5,4 milioni maschi (22,6%) e 3,4 milioni femmine (12,8%). I non fumatori sono circa 30 milioni (59%), dei quali 12 milioni di uomini (49,4%) e 17,8 milioni di donne (67,9%).
La classe d’età con il maggior numero di fumatori è quella tra i 25 e i 44 anni sia per gli uomini che per le donne, con percentuali rispettivamente del 36,5% e del 29,3%.
Rispetto all’area geografica si fuma di più al Centro, 31,4% (35% di uomini e 28,2% di donne), poi al Sud, 20,5% (28,8% di uomini e 17,3% di donne) e infine al Nord, 22,9% (24,3% di fumatori e 17% di fumatrici).

Le abitudini
L’87,7% dei fumatori evita di fumare nella camera da letto. Nessun problema, invece, se si è alla guida di un’automobile: il 61,9% fuma in macchina. Più prudenti i motociclisti: il 44,4% evita di accendere la sigaretta, l’8,9% non si fa alcun problema e il 46,7% non va sulle due ruote. Tuttavia il 37% pensa che fumare alla guida aumenti molto il rischio di incidenti.
Tra i giovani fumatori l’86,5% dichiara di fumare fuori dai locali pubblici, il 70,1% a casa e il 48,8% fuori dalla scuola o dall’università. Il 73,6% fuma soprattutto in compagnia. Quasi tutti concordi, invece, sulle conseguenze dannose del fumo passivo: il 95% degli italiani è consapevole dei rischi che si corrono respirando il fumo prodotto dalle sigarette di altri.

I costi
Sono soprattutto gli uomini a spendere di più per l’acquisto delle sigarette: il 27% dei maschi fumatori spende più di 25 euro a settimana. In totale la fascia d’età in cui si comprano più pacchetti (più di 25 euro a settimana) è quella tra i 25 e i 44 anni. Più dell’86% dei fumatori acquista più spesso i pacchetti da 20 sigarette e se il prezzo minimo di un pacchetto aumentasse a 5 euro il 32,3% fumerebbe di meno e il 9,5% smetterebbe del tutto, quindi più di un terzo dei fumatori (41,8%) cambierebbe le proprie abitudini.

I tentativi di smettere
Gli ex fumatori, quindi le persone che hanno provato a smettere e ci sono riuscite, costituiscono il 17,5%. Fra gli attuali fumatori il 30,5% ha fatto almeno un tentativo di smettere senza però ottenere risultati soddisfacenti. Infatti il 26,3% ha smesso per qualche mese, il 23,1% soltanto per qualche giorno, il 20,7% per qualche settimana, il 13,7% per qualche anno. Una piccola percentuale, pari al 4,9% ha ridotto il consumo e ora fuma meno. Tra quelli che hanno tentato di smettere l’85% lo ha fatto senza alcun tipo di supporto, il 10,7% ha usufruito di un supporto farmacologico, il 2,4% ha avuto un supporto sia psicologico che farmacologico, l’1,9% ha fatto ricorso soltanto al supporto psicologico. Anche gli ex fumatori sono riusciti a smettere senza alcun tipo di aiuto (il 95,6%).
La maggior parte degli ex fumatori ha smesso più di 20 anni fa (il 27%). Invece gli ex fumatori “recenti�? (ultimi tre anni) dichiarano che il divieto di fumare nei luoghi pubblici e sul luogo di lavoro non ha influito per nulla sulla loro scelta (il 56,4%). Tra i motivi di cessazione svetta al primo posto la salute (il 41,3%) e la consapevolezza dei danni provocati (il 30,7%), seguono la gravidanza e nascita di un figlio (7,9%) e l’imposizione di un familiare (5,7%).
Il 96% non chiede aiuto al medico di base per smettere di fumare.
Il 48,1% si dice molto favorevole all’indicazione sui pacchetti di sigarette anche di altre sostanze, oltre ai livelli di nicotina e catrame.
La maggior parte dei fumatori (l’83,9%) dichiara, inoltre, che da quello che ha osservato negli ultimi tre anni il divieto di fumare nei luoghi pubblici è rispettato. Il 71,8% dichiara che anche sul luogo di lavoro il decreto è rispettato in modo rigoroso. Tuttavia nonostante i divieti l’82,8% dei fumatori dichiara di non aver modificato le proprie abitudini dopo l’entrata in vigore della legge, soltanto lo 0,9% ha smesso di fumare.

I servizi
I servizi territoriali per la cessazione dal fumo non mancano: 185 al Nord (53,5%), 81 al Sud (23,4%) e 80 al Centro (23,1%). I fumatori che non ricorrono all’aiuto del medico di base per smettere di fumare possono rivolgersi ai centri antifumo. In Italia i servizi per smettere di fumare sono attivi presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale e del privato sociale in tempi e modi variabili.
L’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità, sin dal 2000 porta avanti un lavoro di censimento delle strutture, in collaborazione con il Ministero della Salute e il Gruppo tecnico sul tabagismo delle Regioni e Province autonome, mettendo a disposizione le informazioni raccolte attraverso la costituzione di un elenco di Centri Antifumo consultabile online sul sito dell’OssFAD (www.iss.it/ofad) e del Ministero della Salute (www.ministerosalute.it). Lo scopo è quello di facilitare l’accesso alle strutture da parte degli utenti, agevolando e riducendo i tempi d’incontro tra domanda e offerta. Nel 2006 il numero totale dei Centri censiti è pari a 346 di cui 266 (il 76,9%) afferenti al Servizio Sanitario Nazionale e 80 (il 23,1%) alla LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). Rispetto al 2005 si registra un aumento dei Centri Antifumo del 4,8%, corrispondenti a 16 Centri in più sul territorio.

La prevenzione
Secondo il 42,8% degli adulti tra le iniziative che lo Stato dovrebbe attuare per combattere il tabagismo e convincere i giovani a non iniziare al primo posto spicca l’educazione nelle scuole. Il 29,2% ritiene che aumentare il prezzo sia un buon deterrente per non iniziare, il 26,6% che si dovrebbe rendere più difficile l’accesso alle vendite ai minorenni e il 23,2% che ci dovrebbero pensare le famiglie. All’85,1% degli adulti non è mai capitato, inoltre, di vedere un tabaccaio che si rifiuta di vendere le sigarette ad un minore di 16 anni o che chiede un documento per verificare l’età.

Le morti per fumo
Quasi 5 milioni di persone sono morte nel mondo a causa del fumo, la “prima causa di morte facilmente evitabile”?. Rimanendo in Europa, l’OMS ha stimato in 1,2 milioni i decessi che ogni anno sono attribuibili al tabacco. Il 20%, inoltre, di tutte le morti sono da correlare al fumo di sigaretta. Di queste il 35% è dovuto a tumori, il 56% a malattie cardiovascolari e respiratorie, il 9% ad altre cause (sempre fumo-correlate). Restringendo il campo e guardando all’Italia sono 80 mila i decessi attribuibili al fumo ogni anno, praticamente il 14,2% di tutte le morti. La previsione dell’OMS è che, se non saranno adottate misure efficaci, le morti attribuibili al fumo potranno divenire 8,3 milioni nel 2030 e l’80% delle vittime si registrerà nei paesi a reddito medio e basso. Sempre secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il tabacco uccide più dell’Aids e della droga e nel 2015 le morti dovute al tabacco saranno il 10% del totale e supereranno del 50% quelle causate dall’Aids.

In Italia più del 34% di tutte le cause di morte attribuibili al fumo di sigaretta colpisce soggetti di 35-69 anni. Inoltre, coloro che muoiono a causa del tabacco perdono in media 13 anni di speranza di vita, mentre nella mezza età gli anni di vita perduti salgono a 22.
Sono numerose le patologie associate al fumo di tabacco. La principale è il carcinoma polmonare, la patologia più temuta per chi fuma: provoca circa 30mila morti l’anno. Negli uomini il fumo è responsabile del 91% di tutte le morti per cancro al polmone e nelle donne nel 55% dei casi. Nel corso degli ultimi vent’anni in Italia si è registrata una diminuzione, sia per incidenza che per mortalità, ma solo per gli uomini. Un trend opposto si osserva infatti per le donne (con un’accelerazione dal 1990 per le più giovani). Nel dettaglio la mortalità maschile per tumore polmonare è diminuita di circa il 2,6% mentre quella femminile è aumentata dell’1%.
Nel 2005 sono morte più donne per tumore alla mammella (8.505 decessi) che per tumore al polmone (5.523 decessi). Ma la mortalità per carcinoma polmonare ha superato abbondantemente quella per tumore allo stomaco (3.070 decessi), divenendo la terza causa di morte nell’ambito delle patologie tumorali, dopo mammella e colon-retto. I dati epidemiologici indicano la necessità di formulare azioni di informazione e sensibilizzazione sui danni da fumo di sigaretta, centrate e mirate in modo specifico sulle donne.

Le vendite
In Italia i consumi di sigarette dopo anni di calo sono in aumento. Nel 2006 si è avuto un incremento nelle vendite dell’1,1% rispetto al 2005. I guadagni derivanti dalla vendita di sigarette, sigaretti, trinciati, fiuti e sigari ammontano per il 2006 a 12,5 miliardi di euro.
Vanno di moda i pacchetti da 10. La loro vendita infatti ha fatto registrare rispetto al 2004 un incremento di oltre il 20% a fronte di un decremento dei consumi globali di sigarette. Infatti a scapito di una riduzione complessiva del mercato del 6,1% nel 2005, il segmento è andato contro tendenza aumentando dell’11,6% e ancora del 10,4% nel 2006 contro un incremento dei consumi globali pari a poco più dell’1%. I volumi di vendita del segmento da 10 hanno raggiunto nel 2006 un totale di 5,3 milioni di chili pari al 5,1% del mercato totale delle sigarette.
A ciò si aggiunge il fenomeno delle vendite transfrontaliere, soprattutto tra Italia e Svizzera, Italia e Francia, Italia e Austria, Italia e Slovenia, quest’ultimo decisamente in aumento dopo l’entrata nell’UE della Slovenia (2004): 30 mila kg in più nel 2004 rispetto al 2003 e ben 66 mila in più nel 2005 rispetto al 2004. Anche Internet ha le sue colpe: da un attento esame dei siti web dove è possibile acquistare “stecche”? di sigarette, allettati da favolosi sconti, emerge come i livelli di catrame siano superiori a quelli consentiti in Italia, le immagini dei pacchetti non riportino le avvertenze sanitarie (del tipo “nuoce gravemente alla salute”? e così via), non c’è alcun controllo sull’età dell’acquirente e un pacchetto di Marlboro costa solo 2,50 euro.

Fonte: Istituto Superiore di Sanità - OssFAD

 

 

Il messaggio del Ministro della Salute Livia Turco 

 

La lotta al fumo resta tra le grandi priorità delle politiche di salute del Governo e del Ministero della Salute in particolare.
Come rilevano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il fumo è la prima causa di morte facilmente evitabile, responsabile ogni anno della morte di 5 milioni di persone in tutto il mondo per cancro, malattie cardiovascolari e respiratorie.
Nel nostro Paese i fumatori sono più di 11 milioni e la classe di età con il maggior numero di fumatori è quella tra i 25 e i 44 anni, sia per gli uomini che per le donne.
L’attuale normativa italiana per la limitazione del fumo negli ambienti di vita e di lavoro, a tre anni della sua entrata in vigore, presenta un bilancio positivo soprattutto per quanto riguarda la limitazione dei danni per i non fumatori, conseguente ai divieti di fumo nei locali pubblici e negli uffici.
Mentre risultati meno positivi, anche se comunque importanti, sono stati ottenuti nei confronti dei fumatori che, dopo un primo significativo decremento, sembrano però sostanzialmente stabili se non addirittura in ripresa, come ci mostrano alcune indagini demoscopiche recenti.
Di fatto il vizio del fumo permane, pur se sono cambiate le abitudini dei fumatori che sembrano essersi adattati ai nuovi divieti mantenendo però l’attaccamento alla sigaretta. Alcuni dati possono aiutare a comprendere l’evoluzione dell’abitudine al fumo in Italia evidenziando le aree di maggior debolezza dell’iniziativa di prevenzione e contrasto messa in atto dalle Istituzioni.
In Italia si stima (ultimo dato Istat relativo al 2005) che i fumatori siano il 21,7% della popolazione di 14 anni e più. Gli uomini fumano più delle donne (27,5% contro il 16,3%). Prima della legge del 2003 i maschi fumatori erano il 28,7% e le donne il 17,4%. Un calo quindi c’è stato a dimostrazione della capacità dissuasiva della normativa, almeno nella sua fase iniziale. Ma deve far riflettere il fatto che stia aumentando la percentuale di giovani che iniziano a fumare ancor prima dei 14 anni soprattutto tra i maschi (+ 60% tra il 2000 e il 2005).
Un altro indicatore ci aiuta poi a convenire sulla necessità di una ripresa forte delle iniziative di contrasto e soprattutto di prevenzione.
Ed è quello relativo alla percentuale di persone che hanno tentato di smettere di fumare. Se infatti è aumentata del 4% la percentuale dei fumatori tra i 30 e i 59 anni che hanno deciso di smettere dopo la nuova legge, è al contrario diminuita del 3% la volontà di smettere tra i più giovani in età compresa tra i 14 e i 29 anni.
Appare in questo senso opportuno aggiornare la legge del 2003, soprattutto per garantirne una più incisiva applicazione in ambienti particolari e complessi, a partire dal mondo della scuola, come stiamo valutando di fare insieme al Ministro Fioroni.
Dobbiamo quindi rafforzare l’impegno ma anche avviare nuove politiche per “scoraggiare i fumatori”?, che puntino soprattutto sul “convincimento stabile della persona”?. 
Per questo, come Governo, abbiamo voluto dedicare una grande parte del programma interministeriale “Guadagnare salute”? alla lotta contro il fumo, prevedendo delle strategie specifiche di intervento, in particolare per proteggere dal fumo passivo, prevenire l’iniziazione al fumo dei giovani, aiutare i fumatori a smettere.
Ugualmente importante è il recepimento da parte dell’Italia della Convenzione dell’OMS sul controllo del tabacco, attualmente all’esame della Camera, per le forti implicazioni per la salute pubblica e individuale che essa comporta, anche per tutelare i minori. Essa prevede infatti il divieto di vendere sigarette ai minori di 18 anni. Una misura opportuna e giusta che ritengo sia nostro dovere adottare quanto prima.
Ma uguale attenzione va comunque posta verso i fumatori adulti con un più incisivo coinvolgimento dei medici nella promozione e adozione di programmi di dissuasione al fumo Una nuova sfida significativa è in questo senso quella da intraprendere nel mondo del lavoro avviando una vera e propria alleanza contro il fumo, sull’esempio di quanto già attuato in alcune realtà produttive che hanno messo a disposizione dei propri dipendenti specifici programmi di dissuasione al fumo in ambito aziendale.
Importante è anche rivedere la legge 626 del 1994 sulla prevenzione e sicurezza del lavoro, prevedendo di inserire il fumo tra gli elementi nocivi per la salute dei lavoratori (pensiamo a quanto si fa per prevenire il lavoratore dai rischi di una sbagliata esposizione al computer, a fronte del fatto che non si è previsto nulla sui luoghi di lavoro per contrastare il fumo).
Inserendo il fumo tra i fattori di rischio previsti per legge si avrebbe il vantaggio di rendere più facili i controlli nei luoghi di lavoro da parte delle maestranze interne e in ogni caso si testimonierebbe un’attenzione del mondo del lavoro in sé a questa problematica. E’ comunque mia intenzione promuovere una nuova azione concertata di controlli a tappeto sul rispetto delle attuali norme, soprattutto nei locali pubblici, con particolare attenzione agli atri delle stazioni ferroviarie, ai centri commerciali e agli uffici pubblici aperti al pubblico.
Per quanto riguarda le proposte già in discussione per consentire l’accesso ai distributori automatici di sigarette solo tramite una tessera che identifichi l’età del consumatore, evitando così l’acquisto da parte dei minori (attualmente di 16 anni, domani, mi auguro di 18), penso che sia un’iniziativa senz’altro positiva, fermo restando la limitazione dell’apertura dei distributori solo alle ore notturne e non alle 24 ore come proposto da alcuni operatori del settore.
E’ vero, infatti, che essi diventerebbero preclusi ai minori o quantomeno più difficilmente accessibili (anche se in teoria non dobbiamo escludere la possibilità di un uso improprio della tessera), ma resta il fatto che un’apertura 24 ore su 24 dei distributori automatici rappresenterebbe di per sé un allargamento dell’offerta di prodotti riconosciuti dagli stessi produttori come nocivi per la salute.
Come vedete siamo di fronte a un insieme importante di norme e azioni che intendiamo promuovere con tutte le nostre energie e con il massimo coinvolgimento delle Regioni e degli operatori sanitari, ma anche del mondo della scuola, del lavoro, della cultura e dell’informazione.
Rinunciare alle sigarette è possibile, anche se a volte, nonostante la consapevolezza dei danni, è difficile decidere. E’ per questo che vogliamo aiutare i fumatori coinvolgendo anche i medici di famiglia in interventi mirati, prevedendo la rimborsabilità dei farmaci per le fasce di reddito non abbienti, inserendo le attività di prevenzione e cura del tabagismo nei livelli essenziali di assistenza per consentire l’accesso ai servizi in modo gratuito o pagando un semplice ticket.
In occasione della Giornata mondiale senza tabacco quest’anno dedicata agli ambienti senza fumo, voglio ricordare che il nostro Paese rappresenta in Europa e nel mondo un modello a cui si stanno ispirando molti Stati che hanno allo studio normative per la tutela dal fumo passivo. Questo ci sprona ancor di più a proseguire una battaglia culturale che vedrà ulteriori e importanti cambiamenti risolutivi per la salute di tutti i cittadini.

Livia Turco

 

 
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